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Politica

Lo Stabilicum, questo sconosciuto

Su Il Fatto Quotidiano è stato pubblicato un articolo in cui si analizza la proposta di riforma elettorale del centrodestra, denominata Stabilicum, ed evidenzia le dinamiche politiche e i retroscena che si celano dietro questa scelta.

Si scrive su Il Fatto: ”Il principio che ha spinto il centrodestra a presentare lo Stabilicum – e ciò che ne giustificherebbe l’adozione – è il seguente. Rispetto alle ultime elezioni politiche del 2022, dove a fronteggiarsi c’erano la coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati); la coalizione di centrosinistra (Pd con Impegno Civico di Luigi Di Maio, Alleanza Verdi-Sinistra e +Europa); il Terzo Polo di Renzi e Calenda e il Movimento 5 Stelle. Nel 2027 con il ricomporsi del centrosinistra in una coalizione unitaria – ad eccezione di Azione di Carlo Calenda – si configurerebbe, secondo le forze oggi al governo, il rischio di un pareggio tra le due coalizioni. Eventualità da scongiurare perché porterebbe al rischio dell’ingovernabilità e del successivo “inciucio di palazzo” dopo le elezioni. Finalità apparentemente nobile”.

E continua: ”Al posto del Rosatellum, ecco lo Stabilicum. In estrema sintesi ritorno al sistema proporzionale puro, liste bloccate, premio di governabilità se una coalizione o lista raggiunge o supera il 40% dei voti e ballottaggio se nessun schieramento supera il 40%, purché abbia raggiunto almeno il 35%. In principio, per evitare “l’inciucio di palazzo”, serviva il premierato: “la madre di tutte le riforme”, come fu annunciato da Meloni. In realtà, si trattava della brutta copia della promessa elettorale che consisteva nella riforma costituzionale per modificare la forma di Stato da Repubblica parlamentare a repubblica presidenziale. Presidenzialismo con l’elezione diretta, da parte dei cittadini, dell’elezione del Capo dello Stato. Dopo una prima approvazione in Parlamento del premierato si sono perse le tracce da più di un anno. E, immaginiamo, la premier su tutto s’impegnerebbe tranne che in una nuova battaglia per la modifica della Costituzione senza l’ok dei due terzi del Parlamento, che la porterebbe dritta in un nuova compagna referendaria. Dopo il rovinoso esito del referendum sulla modifica dell’assetto della magistratura, che ne ha minato politicamente, la forza politica, la donna del popolo sconfitta dal popolo non è un buon viatico nell’ultimo anno di legislatura. Quindi, accantonato il premierato, ecco lo Stabilicum”.

Cos’è e come funziona lo “Stabilicum”

Lo Stabilicum è la nuova legge elettorale di stampo proporzionale spinta dalla premier Giorgia Meloni per sostituire l’attuale Rosatellum. Il meccanismo prevede:

  • Sistema proporzionale puro con liste bloccate (senza possibilità per l’elettore di esprimere preferenze).
  • Premio di governabilità alla coalizione o lista che raggiunge o supera il 40% dei voti.
  • Ballottaggio nel caso in cui nessuno schieramento raggiunga il 40%, a patto che la forza più votata abbia ottenuto almeno il 35%.

La riforma viene presentata nell’ultimo anno di legislatura, una tempistica criticata ma giustificata dal centrodestra come una “consuetudine” della politica italiana.

Le motivazioni ufficiali: il terrore del pareggio

Il centrodestra giustifica lo Stabilicum con la necessità di garantire la stabilità ed evitare “l’inciucio di palazzo”.

  • Il contesto: Nel 2022 il centrodestra ha ottenuto una solida maggioranza grazie alla frammentazione degli avversari.
  • Il rischio del 2027: Con la nascita di un “Campo largo” nel centrosinistra (unito, con la sola eccezione di Azione), i sondaggi ipotizzano il rischio di un pareggio elettorale. Lo Stabilicum servirebbe a scongiurare l’ingovernabilità attraverso il premio di maggioranza o il ballottaggio.

L’articolo tuttavia contesta l’affidabilità dei sondaggi a un anno dal voto, ricordando l’imprevedibilità degli ultimi appuntamenti elettorali (come i referendum).

Il vero motivo dietro l’addio ai collegi uninominali

La riforma cancella i collegi uninominali, dove vince chi prende un voto in più. Secondo l’articolo, la scelta non è dettata da un reale fallimento dei collegi (che nessuno nel centrodestra ha mai spiegato), ma da un calcolo puramente utilitaristico:

  • Senza l’alleanza con la formazione Futuro Nazionale del generale Vannacci, i dati storici delle ultime regionali indicano che il centrodestra rischierebbe di perdere in molti collegi, specialmente nel Centro-Sud, a favore del Campo largo.
  • Conseguenza sul territorio: La cancellazione dei collegi uninominali e il mantenimento delle liste bloccate azzerano il legame diretto tra l’eletto e il suo territorio di riferimento. I parlamentari saranno scelti esclusivamente dai leader di partito tramite il posizionamento nei listini.

Il gioco delle preferenze: Fratelli d’Italia si dice storicamente favorevole alle preferenze, ma attribuisce la loro assenza al veto di Lega e Forza Italia. Di fatto, il partito della premier ha rinunciato a questa battaglia per mantenere il controllo totale sulle nomine dei futuri parlamentari.

Dal fallimento del premierato alla “Mission Quirinale”

Lo Stabilicum rappresenta anche il “Piano B” della premier dopo il congelamento del Premierato (l’elezione diretta del capo del governo), finito su un binario morto da oltre un anno. Dopo la sconfitta nel referendum sulla magistratura, Meloni vuole evitare un’altra rischiosa campagna referendaria per modificare la Costituzione.

Infine, la riforma elettorale guarda a lungo termine, nello specifico al 2029, anno in cui il nuovo Parlamento dovrà eleggere il successore di Sergio Mattarella. L’obiettivo profondo del centrodestra è blindare una maggioranza solida per esprimere, per la prima volta, un Presidente della Repubblica di destra (i nomi che circolano sono quelli di Ignazio La Russa o della stessa Giorgia Meloni), coronando la longevità politica dell’attuale esecutivo.

26 maggio 2026