Milena Gabanelli e Giuseppe Sarcina hanno pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale analizzano come i conflitti e le tensioni geopolitiche stiano mettendo a rischio il principio storico della libera navigazione, minacciando i 7 passaggi marittimi fondamentali per l’economia mondiale.
Scrivono Gabanelli e Sarcina: ”Le guerre e la geopolitica agitano i mari di mezzo mondo. Una certezza come la libertà di navigazione, fissata nel 1958 con la prima Convenzione Onu e incorporata nel senso comune di quasi tutte le nazioni del pianeta, comprese quelle governate da regimi dispostici, ora viene messa in discussione”.
E continuano: ”Tutto è iniziato con la guerra innescata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu contro l’Iran. I Pasdaran hanno reagito ai bombardamenti, bloccando lo Stretto di Hormuz, una delle sette porte d’oro che tengono in vita l’economia globale. Le norme fissate dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, entrata in vigore nel 1994, sono chiare: si deve versare un pedaggio solo negli snodi aperti dagli uomini, come Suez e Panama. Fa eccezione, come vedremo, lo Stretto del Bosforo”.
Il superamento del diritto internazionale
Fino ad oggi, le regole internazionali (Convenzione Onu del 1958 e del 1994) prevedevano il pagamento di un pedaggio solo per le opere artificiali create dall’uomo (Suez e Panama), garantendo il transito gratuito negli stretti naturali. Oggi questo principio è violato per la prima volta, introducendo “pedaggi illegali” o minacce di blocchi che rischiano di destabilizzare il commercio globale.
La situazione dei 7 Stretti chiave
1. Stretto di Hormuz (Golfo Persico – Oceano Indiano)
- Importanza: vi transita il 20% del petrolio e il 19% del gas liquido mondiale, oltre a materie prime per l’industria farmaceutica e tecnologica (chip). I clienti principali sono in Asia, ma l’impatto è fortissimo sulla UE (l’Italia dipende dal gas del Qatar che passa da qui).
- Crisi: in seguito alle tensioni con USA e Israele, i Pasdaran iraniani hanno minato le acque e, dal 24 aprile, impongono un pedaggio illegale fino a 2 milioni di dollari (in yuan o criptovalute) per consentire il passaggio.
2. Bab el-Mandeb (Mar Rosso – Oceano Indiano)
- Importanza: smista il 12% del commercio globale, inclusi i container carichi di merci che collegano l’Asia e l’Europa.
- Crisi: dopo i ripetuti attacchi commerciali dei ribelli yemeniti Houthi, questi ultimi stanno valutando di copiare il modello iraniano, minacciando di imporre una tassa di transito illegale di 5 milioni di dollari a nave.
3. Canale di Suez (Egitto)
- Importanza:s nodo artificiale che gestisce il 12% del commercio globale tra Mediterraneo e Mar Rosso. Il pedaggio legale (fino a 1 milione di dollari a seconda della stazza) spetta al governo egiziano.
- Crisi: a causa dell’insicurezza causata dagli attacchi Houthi nel vicino Bab el-Mandeb, molte navi deviano la rotta. Gli incassi dell’Egitto sono crollati da 10,3 miliardi di dollari (2023) a soli 4 miliardi.
4. Bosforo (Turchia)
- Importanza: corridoio naturale che unisce il Mar Nero al Mediterraneo, vitale per l’export di grano (destinato a Nord Africa e Medio Oriente), petrolio, acciaio e carbone russo, oggi dirottato verso la Cina dopo le sanzioni europee del 2022.
- Status: unica eccezione storica regolata dalla Convenzione di Montreux (1936), che permette alla Turchia di incassare una tassa di transito legittima (227,4 milioni di dollari incassati nel 2024).
5. Stretto di Gibilterra (Spagna – Marocco)
- Importanza: passaggio chiave e totalmente libero per i commerci (oltre 100 mila navi all’anno) tra il Mediterraneo e le Americhe.
- Rischio geopolitico: presidiato da forze NATO, vede una crescente pressione militare dovuta all’intensificarsi delle attività della flotta russa nel Mediterraneo (43 navi da guerra transitate nel 2025).
6. Stretto di Malacca (Sud-est asiatico)
- Importanza: collega l’Oceano Indiano al Pacifico, intercettando il 40% del traffico marittimo globale e le rotte energetiche della Cina. Le polizze assicurative qui sono già più care a causa della pirateria.
- Rischio geopolitico: il transito è libero, ma l’Indonesia (ispirata dalle azioni dell’Iran a Hormuz) ha recentemente ipotizzato la possibilità di introdurre un pedaggio, idea per ora rientrata.
7. Canale di Panama (America Centrale)
- Importanza: canale artificiale che unisce l’Atlantico al Pacifico (oltre 11 mila transiti nel 2024). Essendo artificiale, prevede un pedaggio legale che può superare il milione di dollari.
- Crisi: nel 2025 Donald Trump ha minacciato di riprendere il controllo del canale, accusando Panama di dare troppo spazio a operatori cinesi. Attualmente la gestione è stata temporaneamente affidata alle compagnie occidentali MSC, Maersk e al fondo Blackrock.
Le conseguenze globali
Il rischio concreto è una frammentazione del commercio marittimo, dove la libertà di navigazione non è più un diritto universale ma diventa oggetto di ricatti geopolitici e monetari. Questo scenario comporta una reazione a catena: l’aumento dei costi di trasporto (tra pedaggi illegali e polizze assicurative più care) si riflette direttamente sul costo finale delle materie prime e dei beni di consumo, alimentando l’inflazione globale e l’instabilità economica.
25 maggio 2026





