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Scienza & Tecnologia

«Anche il sesso previene il cancro alla prostata»

Aldo Cazzullo ha affrontato con il prof. Bernardo Rocco, un pioniere della chirurgia robotica. un delicato argomento ed ha pubblicato l’intervista sul Corriere della Sera. «Si opera dalla consolle, con il robot al fianco. È come manovrare una playstation».

1. La prevenzione e i tabù maschili

Il tumore alla prostata rappresenta l’equivalente maschile del tumore al seno (40 mila nuovi casi all’anno in Italia), ma gli uomini tendono a evitare i controlli per pigrizia, paura o resistenza a esporre i propri problemi.

Sostiene Rocco: «Ci sono diversi step. L’esame del sangue: il psa è un valore quasi sempre indicativo. L’esplorazione rettale. Nei soggetti a rischio, la risonanza. Se necessario, la biopsia. È come passare la popolazione al setaccio, e individuare i soggetti che meritano un approfondimento. Nel peggiore dei casi, si scoprono tumori che non necessitano di essere trattati».

E aggiunge: «Per anni si è osteggiato il rischio di “over detection” — troppe diagnosi — e di “over treatment”: troppi trattamenti. Certo non tutti i tumori portano alla morte: a volte si investono energie e si perde serenità per diagnosticare tumoretti indolenti, o si trattano cose che sarebbe meglio non trattare. Il punto è bilanciare le cose».

  • Il percorso di screening: si articola attraverso l’esame del sangue (PSA), l’esplorazione rettale e, nei soggetti a rischio, risonanza magnetica e biopsia.
  • Fattori protettivi: il fumo incide poco sulla prostata (a differenza di polmoni e vescica). Al contrario, un’adeguata attività fisica, una dieta equilibrata (il tè verde sembra aiutare), il buon senso e un aumento della frequenza dell’eiaculazione (il sesso) sembrano avere un ruolo protettivo.
  • Il bilanciamento diagnostico: è fondamentale evitare gli eccessi di diagnosi e trattamento (over detection e over treatment) per non trattare inutilmente tumori indolenti che non porterebbero alla morte.

2. La rivoluzione della chirurgia robotica

Il Prof. Rocco è un pioniere della chirurgia robotica (eseguita da una consolle, “come manovrare una PlayStation”) e ha ideato il celebre “Punto di Rocco”, una tecnica di ricostruzione urologica diffusa in tutto il mondo che accelera il recupero della continenza urinaria.

  • Democratizzazione della chirurgia: il professore sottolinea l’impatto della tecnologia con una frase d’impatto:

«Grazie a queste nuove tecnologie un chirurgo modesto diventa molto più bravo». Il robot riduce l’errore umano e l’invasività dell’intervento (paragonando la chirurgia tradizionale a una vecchia Fiat 500 e quella robotica a una Mercedes con cambio automatico), permettendo ad esempio una precisione tale da preservare i nervi legati all’erezione.

3. Telechirurgia: operare a distanza

La nuova frontiera è la chirurgia transoceanica, ovvero operare un paziente situato a migliaia di chilometri di distanza tramite connessioni in fibra, 5G o 6G.

  • I limiti tecnici e burocratici: il limite fisico invalicabile per operare in sicurezza è la latenza del segnale, che non deve superare il decimo di secondo.
  • La situazione in Italia: strutture a Roma (Gemelli), Napoli e Torino hanno già i robot pronti per la telechirurgia. C’è il via libera del comitato etico e il sostegno di Papa Francesco, ma si attende il marchio CE (l’autorizzazione europea), mentre paesi come Belgio, Spagna e Cina sono già operativi.
  • Responsabilità e formazione: in caso di interventi a distanza, la responsabilità legale ricade sul medico presente in sala accanto al robot. La tecnologia a distanza permetterà inoltre di fare “scuola guida” medica, connettendo più chirurghi per insegnare ai giovani medici nei paesi in via di sviluppo.

4. Etica e vita privata

L’intervista tocca anche aspetti personali e valoriali del chirurgo:

Sanità pubblica ed etica: Rocco racconta di aver eseguito lo stesso delicato intervento di ricostruzione della vescica sia a un magistrato antimafia che a un noto killer di mafia, definendo l’eguale cura del Servizio Sanitario Nazionale verso entrambi come un grande “segno di civiltà”.

Il dramma familiare: ricorda la tragica perdita dei suoceri (medico e caposala), travolti e uccisi da un pirata della strada nel 2013.

Fede: il professore conclude dichiarandosi credente e legando la speranza umana al mistero della Resurrezione.

24 maggio 2026