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Esteri

La cleptocrazia di Trump

Massimo Gaggi ha pubblcato un articolo sul Corriere della Sera nel quale descrive un sistema di potere costruito da Donald Trump che, secondo l’autore, ha superato i limiti tradizionali della corruzione politica americana, trasformandosi in una vera e propria “cleptocrazia”: un uso del potere pubblico per arricchire sé stesso, la propria famiglia e i propri fedelissimi.

Dice Gaggi: ”Già un anno fa, davanti a forme di arricchimento sfacciato del clan Trump con le criptovalute, il regalo di un jet da 200 milioni di dollari e altri affari miliardari con Paesi del Golfo desiderosi di un accesso privilegiato alla Casa Bianca, i giornali americani (quelli che il presidente definisce «nemici del popolo») denunciarono forme intollerabili di corruzione dilagante”.

E aggiunge: ”La Corte Suprema, in buona parte nominata da lui, aveva garantito al presidente immunità totale per tutti gli atti «di ufficio». Un’immunità personale, per i reati penali, con limiti assai vaghi. Ora il ministero della Giustizia fa molto di più. Con un atto che non passa dal Congresso e difficile da impugnare, garantisce a Trump piena e perenne immunità anche per i reati civili: l’irs che da anni indaga sui suoi guadagni da immobiliarista e da star televisiva con possibili sanzioni per irregolarità fiscali per 100 milioni di dollari, dovrà archiviare tutto. E nessuno potrà mai più indagare su possibili reati fiscali dei suoi familiari e anche «dei suoi trust, imprese e relative sussidiarie o società comunque collegate».

E conclude: ”Alla Giustizia, al cui vertice Trump aveva «prudentemente» messo due fedelissimi suoi ex avvocati — il viceministro Todd Blanche, oggi ministro supplente in attesa di essere ufficialmente nominato da Trump, e Pam Bondi, l’ex titolare del dicastero liquidata perché non abbastanza dura nelle politiche di vendetta giudiziaria contro i suoi nemici — lo stesso Blanche ha preparato un pacco dono etichettato come transazione: in cambio del ritiro della causa, ottiene l’immunità perenne e la costituzione di un fondo da un miliardo e 776 milioni di dollari (soldi presi dal Tesoro senza bisogno di passare dal Congresso) gestito da cinque persone nominate dal ministro che potranno essere rimosse in ogni momento dal presidente senza fornire spiegazioni. Le destinazioni di questo fiume di denaro resteranno riservate”.

Gaggi parte dagli episodi già noti: affari con le criptovalute, investimenti favoriti dalle decisioni presidenziali, rapporti economici con i Paesi del Golfo e speculazioni finanziarie legate alle mosse della Casa Bianca. L’idea centrale è che Trump non cerchi nemmeno più di nascondere i conflitti di interesse, ma li esibisca come prova della propria impunità.

L’articolo dedica molta attenzione anche ai mercati predittivi, come Polymarket, dove alcuni investitori avrebbero guadagnato cifre enormi scommettendo su eventi geopolitici imminenti, come l’arresto di Nicolás Maduro o attacchi contro l’Iran. Pur prendendo formalmente le distanze, Trump avrebbe legami indiretti con questo mondo attraverso i figli, in particolare Donald Jr.

Il cuore dell’editoriale riguarda però una misura giudicata senza precedenti: la creazione di un fondo pubblico da quasi 1,8 miliardi di dollari destinato a compensare persone considerate vittime di discriminazioni anti-Trump, inclusi alcuni partecipanti all’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Parallelamente, il ministero della Giustizia avrebbe concesso a Trump e alla sua rete familiare e imprenditoriale una sorta di immunità civile e fiscale permanente.

Secondo Gaggi, questa protezione va oltre quella già riconosciuta dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che aveva garantito al presidente ampia immunità penale per gli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni. Ora, sostiene l’autore, verrebbero bloccate anche le indagini fiscali dell’Internal Revenue Service sui guadagni di Trump e delle sue società.

L’articolo ricostruisce poi il caso tecnico che ha portato a questo esito: la diffusione illegale delle dichiarazioni dei redditi di Trump da parte di un ex collaboratore dell’Irs e la successiva causa intentata dal presidente contro lo stesso Fisco americano. Da quella controversia sarebbe nata una “transazione” che garantisce immunità e controllo di un enorme fondo pubblico gestito da persone nominate dall’amministrazione Trump.

La conclusione è fortemente critica: Gaggi sostiene che il Partito Repubblicano abbia ormai rinunciato a opporsi per paura delle ritorsioni politiche di Trump, capace di distruggere la carriera di chiunque lo sfidi nelle primarie. L’editoriale presenta quindi un’America in cui i contrappesi istituzionali appaiono indeboliti e la concentrazione di potere personale del presidente diventa sempre più difficile da limitare.

22 maggio 2026