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Esteri

L’orrore dal cielo

Francesca Paci ha pubblicato su La Stampa, un articolo che documenta l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 attraverso la testimonianza del dottor Ron Loben del moshav Netiv HaAsara, una comunità agricola al confine con Gaza.


Sintesi: “L’orrore dal cielo”

L’articolo è un reportage dal moshav Netiv HaAsara, l’ultima abitazione israeliana prima del muro che separa da Gaza, dove sorgeva il mosaico “Path to Peace” (Sentiero verso la Pace), simbolo di speranza ormai infranta.

Il racconto è incentrato sul dottor Ron Loben, primario settantenne dell’ospedale Barzilai di Ashkelon e residente a Netiv HaAsara da 33 anni.

L’attacco del 7 ottobre

  • Modalità dell’Invasione: i terroristi di Hamas sono arrivati da Gaza principalmente con il parapendio elettrico, atterrando al centro del moshav, oltre a tentativi via terra attraverso i varchi già aperti. Loben e sua moglie sono scampati per un soffio: la loro casa era la prima sulla via d’accesso terrestre, ma sono stati salvati dal fatto che la moglie gli ha impedito di uscire per recarsi in ospedale, chiudendo a chiave la porta.
  • Rifugio (Mamad): marito e moglie sono rimasti per dieci ore nel mamad (rifugio antiaereo), privo di porta blindata, retaggio di un’epoca di speranza in cui, dopo gli Accordi di Oslo, si credeva in un altro mondo possibile.
  • Vittime a Netiv HaAsara: l’avanguardia di Hamas ha ucciso venti persone nel moshav. Tra le vittime vicine a Loben ci sono Bilha e Yakov Yinon, 76 e 78 anni, trovati bruciati in casa. Oggi, il 90% dei circa mille residenti ha lasciato il moshav, che ora è sorvegliatissimo e rafforzato da una seconda cintura difensiva.
  • L’immobilità forzata: intrappolato nel rifugio, il dottor Loben ha cercato disperatamente di contattare il comando militare e l’ospedale, dove già arrivavano i primi feriti dai razzi. Ha chiesto al personale notturno del Barzilai di non lasciare la struttura. I primi soldati sono arrivati al moshav solo due ore dopo l’inizio dell’attacco.

Dopo l’orrore

  • Soccorsi sul posto: Uscito dal mamad dopo dieci ore (e solo dopo aver sentito parlare ebraico con accento russo in giardino), Loben ha trovato il moshav un campo di battaglia. Ha organizzato i soccorsi, curando i feriti gravi con le poche risorse a disposizione e organizzando il trasporto in auto, attraverso i campi, verso l’ospedale, poiché la strada principale era ancora controllata da Hamas.
  • L’orrore all’obitorio: Arrivato al Barzilai il giorno dopo, all’obitorio ha riconosciuto Or Tassa e Tal Keren, entrambi diciassettenni, sorpresi da un commando marino di Hamas sulla spiaggia di Zikin mentre facevano surf. Or Tassa è stato braccato in un bagno pubblico, mentre il padre, Gil, è morto saltando in aria con una granata lanciata nel soggiorno dove faceva colazione con i figli Shai (11 anni) e Koren (13 anni).
  • La sopravvivenza di Koren: L’articolo riporta il traumatico racconto di Koren, sopravvissuto dopo aver negoziato la propria vita e quella del fratello in arabo, utilizzando Google Translate, con il terrorista che aveva appena ucciso il padre e si era seduto a finire la colazione interrotta della famiglia. Shai, portato in ospedale troppo tardi, ha perso un occhio.

La gente di pace

Il dottor Loben sottolinea che il moshav era abitato da “gente di pace”, che si adoperava per aiutare i palestinesi ad ottenere i permessi per lavorare. Ricorda di aver operato negli ospedali di Gaza tra il 1988 e il 1994, un mondo di collaborazione “così lontano dal presente” che oggi è diventato una tragedia di orrore e violenza.