Mattia Feltri ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui riflette sul contrasto tra il mito storico di Cuba e la realtà attuale dell’isola. Parte da recenti reportage che descrivono il collasso della sanità cubana, simbolizzato da un uomo morto senza cure e lasciato in pronto soccorso per mancanza di elettricità e mezzi.
Scrive Feltri: ”Fa impressione leggere i ricorrenti reportage da Cuba. L’ultimo dettagliava sul disastro della sanità che ha il corpo di un uomo al pronto soccorso, morto senza cure per mancanza di mezzi con cui curarlo, e poi rimasto lì in mezzo ai malati, per mancanza di energia elettrica con cui alimentare la camera mortuaria”.
E continua: ”Qualche colpa in più l’hanno gli eredi e detentori della dittatura castrista che, in nome di un’ideologia defunta e putrescente, tengono in miseria un popolo intero. In miseria o in carcere: proprio ieri, Prisoners Defenders ha calcolato il nuovo record di detenuti politici all’Avana: sono mille e 260, fra cui una quindicina di minorenni. Tutti reclusi per avere detto no al fascino di Fidel e del Che”.
Feltri ricorda che in passato molti simpatizzanti del regime castrista indicavano sanità e istruzione cubane come esempi di uguaglianza socialista superiori alle democrazie occidentali. Secondo lui, però, continua a esistere una sorta di fascinazione romantica per Cuba: l’immagine rivoluzionaria legata a Fidel Castro, Che Guevara, Ernest Hemingway e Gabriel García Márquez, fatta di musica, mare e nostalgia rivoluzionaria.
L’autore riconosce che l’embargo degli Stati Uniti, rafforzato durante la presidenza di Donald Trump, ha contribuito alle difficoltà economiche dell’isola. Tuttavia sostiene che la responsabilità principale ricada sul regime cubano e sui suoi eredi politici, accusati di mantenere il popolo nella povertà e nella repressione in nome di un’ideologia ormai fallita.
15 maggio 2026





