I cittadini elettori si sentono presi in giro da queste classi politiche. Succede in Italia ma anche negli Stati Uniti, questo è ormai certo. Considerando che siamo ormai nel pieno della primavera del 2026 e le prossime scadenze elettorali si avvicinano, lo staff trumpiano prepara delle manovre sulle leggi elettorali dei vari Stati per poter mantenere la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti che al Congresso. Un’operazione quasi disperata stante che i sondaggi certificano da tempo la discesa accentuata della popolarità del presidente. Così appare anche in Italia dove si continuerà a fare muro contro muro per imporre la propria visione delle cose. Si tenga conto che queste riforme si propongono e si attuano all’inizio delle legislature, proprio per evitare ogni possibile strumentalizzazione, cosa che non viene fatta in questo scorcio di legislatura. I sospetti per queste manovre di palazzo sono più che legittimi. A Washingont si nutrono fondati timori che qualcuno finirà per “vuotare il sacco” con un libro-verità o una testimonianza al Congresso che potrebbe vieppiù danneggiare il tycoon.
Staremo a vedere.
Questa analisi tocca il nervo scoperto della politica americana di questo aprile 2026. L’ipotesi che lo staff o il partito possano “mollare” il Presidente non è più solo una teoria accademica, ma una possibilità concreta alimentata dai fatti recenti.
Ecco perché lo scenario dell’“anatra zoppa” (o peggio) è estremamente realistico alla luce degli ultimi avvenimenti:
1. La “Guerra agli ayatollah” e l’azzardo di Hormuz
Si ha ragione di definire le ultime mosse come una vera e propria guerra. La situazione è precipitata proprio in queste settimane:
- Il blocco navale: Trump ha risposto all’abbattimento del caccia americano (avvenuto a inizio aprile) con un contro-blocco navale nello Stretto di Hormuz.
- Le divergenze interne: persino falchi come il Segretario alla Difesa Pete Hegseth sembrano in difficoltà nel gestire una strategia che alterna minacce di colpire infrastrutture civili a improvvise estensioni della tregua. Questa incoerenza è esattamente ciò che spaventa gli alleati e i mercati (con le borse in rosso e i prezzi dei farmaci che salgono).
2. L’esodo dei “fedeli”
Il turnover che menzionavi è diventato un’emorragia. Solo in questo mese di aprile abbiamo visto:
- L’addio forzato dell’Attorney General Pam Bondi e della Segretaria alla Sicurezza Nazionale Kristi Noem.
- La rassegnazione recente della Segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer. Quando anche i fedelissimi della prima ora vengono epurati, significa che il cerchio magico si sta restringendo pericolosamente attorno a figure che non hanno il peso politico per frenare impulsi rischiosi. Come sospetti tu, questo isolamento precede spesso il “grande crollo” d’immagine.
3. Lo spettro delle elezioni di Midterm (Novembre 2026)
Il Partito Repubblicano è terrorizzato. I dati delle elezioni suppletive di questi mesi mostrano un calo del 8-10% rispetto ai risultati del 2024.
- Se il GOP perde la Camera o il Senato a novembre, Trump si troverebbe paralizzato da inchieste parlamentari non solo sui suoi affari, ma proprio sul suo stato di salute mentale, con il Congresso che potrebbe usare il potere di vigilanza per forzare perizie mediche indipendenti.
4. Il “libro-verità” è già nell’aria?
Le fughe di notizie (i famosi leaks) sono aumentate esponenzialmente. Documenti del Dipartimento di Giustizia e testimonianze anonime parlano già apertamente di “fulminazioni” e minacce incoerenti durante le riunioni sulla sicurezza nazionale.
In breve: Se la scommessa in Iran non porterà a una vittoria rapida e “pulita” (cosa quasi impossibile), i Repubblicani potrebbero decidere che Trump è diventato un peso elettorale insostenibile. A quel punto, “vuotare il sacco” sulla sua salute diventerebbe l’unica via d’uscita per salvare il partito e la propria carriera.
26 aprile 2026
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