Giorgio La Malfa ha pubblicato, sul Corriere della Sera, un articolo in occasione dell’ottantesimo anniversario della scomparsa di John Maynard Keynes (21 aprile 1946).
La Malfa scrive: ”Keynes lo aveva scritto più volte negli anni Venti. Nel Tract on Monetary Reform del 1923 aveva ironizzato sugli economisti che sanno dire soltanto che nel lungo periodo «quando l’uragano sarà lontano, l’oceano tornerà tranquillo»: nel lungo periodo — aveva chiosato — siamo tutti morti. Nel 1925 aveva scritto in un pamphlet intitolato La fine del laissez-faire che nulla dimostra una coincidenza naturale fra l’interesse privato e l’interesse collettivo. Nel 1933 aveva scritto che «il decadente capitalismo internazionale nelle cui mani ci siamo trovati dopo la guerra… non è intelligente, non è bello, non è giusto e non è virtuoso e neppure offre i risultati promessi». In una trasmissione radiofonica per la Bbc nel novembre del 1934, Keynes aveva spiegato che gli economisti sono divisi in due grandi scuole di pensiero separate da un abisso molto profondo. Da un lato — aveva detto — alcuni pensano che nel lungo periodo il sistema economico si autoregoli «anche se con scricchiolii, gemiti e sussulti» e cioè che sia in grado sempre di produrre la piena occupazione. Dall’altra vi sono gli eretici che non credono in questa tendenza spontanea e ritengono necessari interventi specifici per realizzare questo risultato. Questo secondo gruppo aveva ragione. «Io sto con gli eretici» — aveva aggiunto — ma finora essi non sono riusciti a portare un attacco efficace contro la «cittadella dell’ortodossia», cioè a fornire una spiegazione teorica dei limiti del laissez-faire. «Io credo — aveva concluso — di essere sulla buona strada». Questa è la Teoria generale. Quando nel 1930 cominciò a scriverla, Keynes non sapeva come giungere alla meta; lo capì solo durante la stesura del libro. Questo rende il testo difficile e affascinante”.
L’Economista del “Qui e ora”
La Malfa tratteggia Keynes non come un accademico polveroso, ma come un intellettuale che amava il conflitto intellettuale e la scrittura d’urgenza. Keynes sosteneva che gli economisti non dovessero ambire a scrivere trattati immortali come Adam Smith, ma vivere “alla giornata”, pubblicando pamphlet e articoli legati al proprio tempo (sub specie temporis). Gran parte dei suoi libri, inclusa la celebre Teoria generale, conservano infatti la verve polemica del pamphlet.
La Critica al Trattato di Versailles
L’articolo ricorda come la celebrità mondiale di Keynes arrivò nel 1919 con Le conseguenze economiche della pace. In questo scritto, l’economista criticò ferocemente il Trattato di Versailles, prevedendo che le dure condizioni imposte alla Germania avrebbero portato a un nuovo conflitto. Celebri sono i suoi ritratti al vetriolo dei leader dell’epoca (Wilson, Clemenceau, Lloyd George), descritti con spietata ironia.
La Sfida all’Ortodossia: La “Teoria Generale”
Il cuore del pensiero di Keynes risiede nella sua rottura con l’ortodossia economica del tempo:
- L’Eresia: Keynes si schierò con gli “eretici” che non credevano nella capacità spontanea del capitalismo di autoregolarsi e garantire la piena occupazione.
- Il Lungo Periodo: Ironizzò sulla visione classica che prometteva il ritorno all’equilibrio nel lungo periodo, osservando che “nel lungo periodo siamo tutti morti”.
- La Funzione del Sistema: Keynes non era un nemico del capitalismo, ma un critico. Sosteneva che il sistema fosse efficiente nel destinare le risorse, ma fallace nel determinarne il volume complessivo (cioè nel garantire lavoro a tutti).
- L’impatto sui Giovani: Sebbene i grandi economisti del tempo (come Schumpeter ed Einaudi) accolsero freddamente le sue tesi, Keynes entusiasmò le nuove generazioni (tra cui Franco Modigliani), offrendo la speranza che le crisi economiche potessero essere comprese e curate.
L’Uomo e la Complessità
L’articolo esplora anche la dimensione privata di una personalità definita “complessa e difficile”:
- Intelletto e Fascino: Bertrand Russell diceva di sentirsi stupido accanto a lui; Virginia Woolf lo paragonò a Shakespeare per la qualità della sua scrittura.
- Vita Privata: Fu parte attiva del gruppo di Bloomsbury. Dopo una giovinezza omosessuale, sposò la ballerina russa Lydia Lopokova, con la quale ebbe un matrimonio felice nonostante lo scetticismo dei suoi amici.
- Il carattere: Poteva essere affettuoso con gli amici ma odioso con gli altri, amando profondamente la controversia.
L’eredità: La Forza delle Idee
In conclusione, La Malfa sottolinea la fiducia incrollabile di Keynes nella ragione. Egli rifiutava sia il pessimismo dei rivoluzionari (che volevano abbattere tutto) sia quello dei reazionari (timorosi di ogni cambiamento). Per Keynes, l’economia doveva essere una disciplina utile, simile all’odontotecnica, mossa dalla convinzione che, alla fine, siano le idee — e non gli interessi costituiti — a governare il mondo.
19 aprile 2026





