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Economia

Come si può ripartire dopo Trump

Il prof. Mario Monti ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui cerca di delineare le possibili azioni dell’esecutivo Meloni per risalire la china di un percorso ancora irto di ostacoli.

L’analisi di Monti parte da una critica alla strategia politica di Giorgia Meloni, individuando tre nodi cruciali per evitare che la legislatura si concluda con un bilancio modesto: il rapporto con il “trumpismo”, l’esito del referendum sulla giustizia e il metodo di governo basato sullo scontro.

Afferma Monti: ”La vicinanza politica al presidente Trump e al movimento Maga lungamente tenuta dalla premier Meloni, l’esito del referendum sulla giustizia, l’impostazione dell’attività di governo per il prossimo anno e mezzo: ecco tre temi che richiedono una riflessione congiunta, se si vuole evitare che questa promettente legislatura si concluda con un bilancio assai modesto. È interesse della maggioranza ma anche delle opposizioni, oltre che del Paese, capire che cosa non ha funzionato e come si potrebbe rimediare. Per lungo tempo e forse anche oggi, malgrado le stizzite e plateali accuse di Trump verso di lei e l’Italia, la nostra premier non sembra avere colto nella personalità e nell’azione di Donald Trump il vero tratto distintivo”.

1. L’equivoco su Trump e l’interesse nazionale. Monti sostiene che la premier non abbia compreso il vero tratto distintivo di Donald Trump: la volontà di abbattere i limiti dello stato di diritto e di frantumare l’Unione Europea. L’adesione acritica al movimento Maga ha indebolito l’Italia, impedendole di agire come leader europeo e di far valere la propria stabilità politica per rafforzare la UE, che resta il vero argine a protezione dell’interesse nazionale.

2. Il riflesso dello “stato di diritto” sul piano interno. Secondo l’autore, la sconfitta al referendum sulla giustizia è legata alla percezione degli elettori: molti hanno temuto di spostare il confine tra politica e magistratura a favore della prima, preoccupati dalla vicinanza del governo a modelli politici (come quello trumpiano) ostili ai pesi e contrappesi democratici.

3. La cultura del governo: cooperazione vs scontro. Monti critica l’idea della Meloni secondo cui governare significhi “prevalere in uno scontro” grazie al consenso elettorale, cercando di rimuovere gli ostacoli costituzionali o procedurali. Citando i casi di Francia e Stati Uniti, Monti avverte che la governabilità moderna richiede invece momenti di cooperazione tra forze opposte, necessari soprattutto quando bisogna chiedere sacrifici al Paese o fare riforme strutturali.

4. Le priorità per il fine legislatura. Per l’ultimo anno e mezzo di mandato, Monti indica obiettivi che non possono essere raggiunti con una politica “muro contro muro”:

  • Ruolo in Europa: l’Italia deve passare da una posizione ambigua a un ruolo propulsivo.
  • Economia e disuguaglianze: è necessario intervenire sulla crescita e toccare le rendite di posizione delle categorie “elettoralmente protette”.
  • Sicurezza e difesa: temi urgenti che richiedono una visione condivisa.

Conclusione L’esecutivo deve fare uno “scatto” qualitativo: abbandonare la logica della divisione permanente e cercare una cooperazione con le opposizioni su temi di vitale importanza, per evitare il declino economico e l’isolamento internazionale.

19 aprile 2026