Alessandro De Angelis ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale descrive la fase di smarrimento politico e personale di Giorgia Meloni dopo una sconfitta elettorale, paragonandola a quanto accadde a Matteo Renzi dopo il referendum del 2016.
La tesi centrale è che Meloni stia vivendo una sorta di “rimozione della realtà”: invece di analizzare lucidamente la sconfitta, appare incapace di fare autocritica e di comprendere davvero cosa sia cambiato nel Paese. Anche il suo entourage condivide questo smarrimento, evitando riflessioni critiche e mostrando una fragilità politica inattesa.
Dice de Angelis: ”È esattamente quel che sta accadendo a Giorgia Meloni. A una settimana dalla botta, ancora non si capisce quale sia la sua analisi di quel che è successo e come intenda andare avanti. Né qualcuno, tra i tanti sodali e cantori del “Menomale del Giorgia c’è”, piuttosto solerti nell’attitudine all’altrui dileggio, si cimenta nella nobile arte dell’autocritica, forse perché partecipe dello stesso spiazzamento. L’afonia complessiva di un mondo ne disvela una fragilità tanto profonda quanto impolitica. Insomma, non ci voleva una Cassandra per prevedere che gli altri, tutti assieme e su un voto “contro”, avrebbero potuto vincere. Stupisce lo stupore. Ma proprio lo stupore racconta di un distacco dal principio di realtà antecedente all’epifania popolare: una vittoria e un governo vissuti nell’onnipotenza di una rivincita storica in nome del popolo. Una sorta di unzione messianica, data una volta per tutte”.
De Angelis sottolinea come la premier tenda a spostare le responsabilità all’esterno (capri espiatori, polemiche, tensioni personali), invece di ammettere errori e ridefinire la propria linea. Questo atteggiamento si riflette anche nella gestione politica: si parla confusamente di rimpasto o addirittura di elezioni anticipate, senza una strategia chiara e ignorando problemi concreti, come le richieste di Matteo Salvini o il contesto internazionale.
L’articolo evidenzia quindi una fase di “confusione post-traumatica”, in cui il governo oscilla tra soluzioni contraddittorie (rimpasto vs voto anticipato) senza affrontare il nodo principale: riconoscere la sconfitta e ripartire con un progetto politico coerente.
In conclusione, l’autore suggerisce che la via più razionale sarebbe prendere tempo, evitare scelte impulsive e lavorare per ricostruire un rapporto con il Paese, rinviando eventuali elezioni e affrontando con realismo i cambiamenti emersi.
31 marzo 2026





