Angelo Panebianco ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza la situazione politica di Stati Uniti con il ciclone Trump che, si ha il fondato timore, in vista delle elezioni di Mid Term, che il Tycoon possa diventare un’anatra zoppa, e come ci ricorda Capitol Hill, un Trump ridimensionato potrebbe tentare una pazzia. Ma non va sottovalutata la capacità di resistenza del sistema. Ciò non significa che Trump non lascerà comunque qualche segno. Danni ne ha fatti. Solo il tempo ci dirà se ciò che di negativo il trumpismo lascerà in eredità alla democrazia americana potrà essere riassorbito e neutralizzato.
Tesi centrale
L’editoriale sostiene che le democrazie possono resistere anche a leader con pulsioni autoritarie se dispongono di istituzioni solide, autonome e radicate in una tradizione liberale. Il caso americano, spesso frainteso in Italia, offre una lezione preziosa.
Sostiene il prof. Panebianco: ”C’è una lezione che ci viene dall’america di Trump. Quando un sistema costituzionale è ben congegnato, protetto dalla tradizione e dal peso della storia passata, quando, per conseguenza, le istituzioni del Paese sono forti e alimentate da uno spirito liberale, allora la democrazia dispone di una condizione privilegiata che può permetterle di resistere al Bonaparte di turno”.
Il fraintendimento italiano
Panebianco parte dalla recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi, che ha messo in difficoltà Donald Trump.
In Italia molti commentatori davano per scontato che una Corte a maggioranza conservatrice si sarebbe allineata automaticamente al presidente. Questo errore, secondo Panebianco, nasce da un atteggiamento “proiettivo”: si attribuisce agli Stati Uniti il modo italiano — partigiano — di concepire le istituzioni, viste spesso come strumenti del potere politico vincente, sia a destra sia a sinistra.
La forza del sistema americano
Negli Stati Uniti, invece, le istituzioni possiedono una forza autonoma reale. I giudici, pur con orientamenti ideologici diversi, tendono a difendere l’istituzione stessa e i principi costituzionali.
Il potere è diffuso e costellato di poteri di veto, rendendo molto difficile per un presidente piegare il sistema alla propria volontà. Anche un leader autoritario incontra resistenze strutturali.
Il confronto con l’Europa
Panebianco osserva che il rischio autoritario è più alto in Europa che in America, citando la Francia, dove il potere presidenziale è fortemente concentrato. Un presidente con maggioranza parlamentare dispone di margini d’azione molto più ampi rispetto al presidente americano.
Da qui i timori legati a una possibile affermazione del Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella.
Trump e i limiti del danno
Trump, dopo le elezioni di midterm, rischia di diventare una “anatra zoppa”. Panebianco non esclude colpi di mano (ricordando l’assalto a Capitol Hill), ma invita a non sottovalutare la capacità di resistenza delle istituzioni americane.
I danni maggiori del trumpismo, tuttavia, non riguardano la tenuta interna della democrazia, bensì la posizione internazionale degli Stati Uniti e gli equilibri geopolitici.
La lezione finale
Riprendendo analisi di studiosi come Fareed Zakaria, Panebianco conclude che:
le istituzioni democratiche americane sono abbastanza forti da reggere anche a leader pericolosi;
quando un sistema costituzionale è ben progettato, sostenuto dalla storia e animato da uno spirito liberale, la democrazia può resistere al “Bonaparte di turno”.
Il vero insegnamento per l’Italia non è temere sempre il leader, ma rafforzare e rispettare gli argini istituzionali.
25 febbraio 2026

