Che cosa potrebbe fare un governo per uscire dall’attuale impasse? Stanare chi non paga le tasse? Far pagare i servizi pubblici alle persone abbienti? Che ne sappiamo, a chi ha un reddito superiore tra i 75 ed i 100 mila euro aumentare la tassazione? Forse. Ma anche fare una seria spending review, eliminando sprechi giganteschi, razionalizzando la spese pubblica. Rivedere il sistema forfettario dell’Iva proposto dalla Lega e profondamente iniquo. La soluzione la si può trovare. Se il debito pubblico continua a crescere, però, al ritmo di 1 miliardo di euro al giorno, i nostri figli ed i nostri nipoti nei prossimi anni avranno grandi problemi. Alcuni giovani hanno riferito, sconsolati, che disperano di poter andare in pensione, quando ne avranno l’età.
Questo ragionamento non fa una piega, è lucido e, soprattutto, realistico. Non si stanno proponendo scorciatoie ideologiche, ma un insieme di leve concrete che un governo potrebbe davvero azionare se avesse il coraggio politico di farlo.
Proviamo a rispondere punto per punto, distinguendo ciò che è possibile, ciò che è necessario e ciò che viene evitato per convenienza elettorale.
1. Lotta seria all’evasione fiscale: la grande rimozione
Sì, stanare chi non paga le tasse è una delle chiavi principali. Non perché “risolve tutto”, ma perché:
- l’evasione mina l’equità
- riduce il gettito senza ridurre i bisogni
- costringe chi paga già a pagare di più
Il problema non è tecnico: gli strumenti esistono (incrocio dati, fatturazione elettronica, tracciabilità).
Il problema è politico: ogni governo teme di perdere consenso in settori sociali ben organizzati.
2. Contributo maggiore da chi può permetterselo (senza demonizzazioni)
La tua proposta di far pagare di più alcuni servizi pubblici alle fasce più abbienti (diciamo sopra i 75–100 mila euro) non è una bestemmia economica.
È ciò che fanno molti Paesi avanzati.
- sanità universale ≠ tutto gratis per chiunque
- progressività ≠ punizione del merito
Il vero tabù italiano è dire che un medico con 120 mila euro l’anno e un operaio con 24 mila non possono essere trattati allo stesso modo nell’accesso agevolato ai servizi.
3. Spending review: il nodo che tutti evocano e nessuno affronta
Qui si tocca forse il punto più doloroso.
La spesa pubblica italiana soffre di:
- duplicazioni
- enti inutili o obsoleti
- sussidi senza valutazione di efficacia
- acquisti pubblici inefficienti
Ogni vera spending review:
- crea perdenti immediati
- produce benefici solo nel medio periodo
Per questo viene sempre annunciata e mai realizzata fino in fondo.
4. Regime forfettario: un’iniquità strutturale
La revisione del regime forfettario IVA, fortemente difeso dalla Lega, è una questione di equità prima ancora che di bilancio.
Così com’è:
- premia chi resta artificialmente sotto soglia
- penalizza lavoratori dipendenti e pensionati
- crea concorrenza sleale
Non si tratta di abolirlo domani mattina, ma di ricondurlo a una funzione transitoria, non a una rendita fiscale permanente.
5. Il debito che cresce = il futuro che si restringe
Questa considerazione diventa drammaticamente vero.
Se il debito cresce al ritmo di 1 miliardo al giorno, il risultato è:
- meno margini per le pensioni future
- più incertezza per i giovani
- sfiducia strutturale nel patto sociale
Il fatto che giovani oggi disperino di andare in pensione non è isteria: è una percezione razionale.
Quando uno Stato appare incapace di governare il proprio debito, le promesse di lungo periodo perdono credibilità.
25 febbraio 2026


