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Editoriali

Ue, ideali da cambiare

Antonio Polito ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera, in cui scrive che l’Europa non debba solo affrontare una crisi di strumenti, ma una vera e propria obsolescenza dei suoi ideali fondativi. Il nuovo ordine mondiale (segnato da Trump e Putin) ha reso superata l’idea di un’Europa basata esclusivamente sulla pace e sul diritto.

Scrive Polito: ”La Comunità europea del carbone dell’acciaio, e poi il Mercato comune, e poi l’Unione scaturiscono tutti dall’intenzione di mettere per sempre fine alle guerre civili europee che ben tre volte in un secolo (la guerra franco-prussiana del 1870-71, la Grande guerra del 1914-18, la Seconda guerra mondiale del 1939-1945), insanguinarono il continente e il mondo intero. Si può dire perciò che nell’abbraccio franco-tedesco del dopoguerra risuonasse l’eco della «pace perpetua» di Immanuel Kant, oltre che le note dell’inno alla gioia di Beethoven. E invece oggi la guerra è tornata a essere un modo abituale di «risolvere le controversie internazionali», esattamente all’opposto di quanto scritto nella nostra Costituzione. Di conseguenza, anche l’idea che l’Europa potesse imporsi come «forza gentile», secondo l’ossimoro inventato da Tommaso Padoa Schioppa, non è più realistica. Oggi conta la «forza forte», di quella gentile nessuno sembra farsene nulla. Forza militare, in primo luogo. Che l’Europa non ha, non ha mai voluto darsi, e che stenta a darsi ora”.

1. Il tramonto dei miti europeisti

Polito elenca tre valori cardine che la Storia ha messo in crisi:

  • La pace perpetua: l’idea di aver eliminato la guerra dalla Storia è smentita dal ritorno del conflitto come strumento abituale di risoluzione delle controversie.
  • La “forza gentile”: il soft power (influenza diplomatica e culturale) non serve più a nulla in un mondo che risponde solo alla “forza forte” (militare).
  • Il multilateralismo: l’illusione di un mondo regolato da organismi internazionali (ONU) è crollata di fronte al ritorno degli interessi nazionali e imperiali.

2. Dalla “favola” al realismo: l’hard power

L’autore invita a smettere di credere che questa sia solo una transizione passeggera. Per sopravvivere, l’Europa deve passare dal soft power all’hard power, cambiando metodo:

  • Privilegiare l’azione al consenso: inutile accanirsi contro la regola dell’unanimità (che richiede l’unanimità stessa per essere abolita).
  • Nuclei di “Volenterosi”: agire attraverso coalizioni di Stati (come già avviene per gli aiuti all’Ucraina) senza aspettare chi non vuole partecipare (modello opt-out).
  • Una “NATO europea”: creare una difesa confederata con baricentro nel Nord Europa e nel riarmo tedesco.

3. Accettare la sovranità per salvare l’Unione Europea

Polito suggerisce una strategia paradossale: “Meno Bruxelles per salvare l’Unione”.

  • Bisogna prendere atto del ritorno della sovranità nazionale e del successo dei partiti sovranisti, senza polemizzare con la realtà.
  • L’Europa deve rispondere alla domanda di protezione dei cittadini, diventando uno scudo militare e tecnologico (AI).

4. La mossa economica come arma strategica

Oltre alle armi, l’hard power europeo deve passare per la finanza:

  • Debito comune regolare: l’emissione di titoli europei non sarebbe solo integrazione economica, ma una sfida strategica agli USA.
  • Creando un’alternativa sicura ai Bond statunitensi, l’Europa colpirebbe il “tallone d’Achille” di Trump (il bisogno di finanziare il debito americano), guadagnando potere negoziale senza bisogno del consenso di leader ostili come Orbán.

In sintesi: la tesi di Polito

Se l’integrazione politica “classica” ha raggiunto il suo apice e non può andare oltre, l’Europa deve trasformarsi in una confederazione pragmatica capace di difendersi militarmente e di sfidare i grandi imperi sul piano del debito e della tecnologia.

27 gennaio 2026