Giuseppe Sarcina ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza il bilancio geo-politico e geo-economico dopo due mesi di conflitto in Medio Oriente:
1. Il ridimensionamento di Trump e degli USA
Donald Trump, inizialmente intenzionato a imporre la propria forza, si trova ora costretto a cercare un accordo rapido con l’Iran partendo da una posizione di debolezza.
- Il fallimento militare: il “Project Freedom”, volto a riaprire con la forza lo Stretto di Hormuz, è fallito di fronte alla resistenza iraniana, costringendo la Us Navy alla ritirata.
- Il nucleare: l’accordo imminente non cancellerà il programma atomico di Teheran, ma otterrà solo una moratoria temporanea.
- Il regime iraniano: nonostante le speranze americane, non c’è stato alcun cambio di regime; al contrario, il potere sembra essersi spostato dagli Ayatollah ai Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione).
2. Frammentazione delle alleanze
L’azione diplomatica di Trump ha prodotto isolamento anziché coesione:
- Rapporti con l’Europa: Trump ha litigato con i principali leader europei (Macron, Merz, Starmer, Meloni) e persino con il Papa. Il tentativo tardivo del Segretario di Stato Rubio di coinvolgere il Vaticano come mediatore appare disperato e incerto.
- Spaccatura nel Golfo: il fronte delle monarchie arabe è diviso. Gli Emirati Arabi, delusi dall’inconcludenza americana dopo aver subito attacchi iraniani, sono usciti dall’OPEC. Al contrario, l’Arabia Saudita di Bin Salman preme per un accordo a qualsiasi costo per proteggere i propri affari.
3. Il fattore Cina
L’idea che il conflitto potesse mettere in ginocchio Pechino colpendone l’approvvigionamento energetico si è rivelata errata. I dati del 2025 mostrano che l’Iran pesa solo per l’1,5% sul fabbisogno cinese. Xi Jinping ha così potuto gestire la crisi con calma, mantenendo l’Iran come “junior partner” senza subire scossoni economici rilevanti.
4. Il fallimento dell’Europa (“L’occasione perduta”)
L’analisi di Sarcina è particolarmente critica verso l’Unione Europea:
- Inazione diplomatica: a differenza del 2015 (accordo JCPOA), l’Europa è rimasta ai margini, spettatrice passiva dello scontro tra Washington e Teheran.
- Sicurezza economica a rischio: anche se l’accordo di Trump eviterà il tracollo economico (stime parlavano di cali del PIL del 3% e inflazione galoppante), l’instabilità dello Stretto di Hormuz costringerà le aziende europee a ripensare totalmente le catene di approvvigionamento.
- Settori colpiti: le difficoltà non riguardano solo l’energia, ma materie prime cruciali (alluminio, fertilizzanti, plastica) che influenzano settori vitali come l’automotive, la farmaceutica e l’agricoltura.
In sintesi: l’editoriale descrive un mondo in cui l’egemonia americana è scalfita, la Cina resta solida e l’Europa emerge come il grande assente, incapace di giocare d’anticipo per difendere i propri interessi politici ed economici.
8 maggio 2026





