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Esteri

Noi e le idee di Carney

Maurizio Ferrera ha pubblicato un editoriale, sul Corriere della Sera, in cui analizza la cosiddetta “Dottrina Carney”, presentata a Davos dal leader canadese per rispondere al nuovo disordine mondiale segnato dalla crisi dell’ordine internazionale basato sulle regole (e dall’imprevedibilità della politica americana).

Sostiene Ferrera: ”Non si può neppure accettare passivamente un sistema in cui i forti fanno ciò che vogliono e i deboli subiscono ciò che viene loro imposto. La proposta canadese è duplice. Da un lato le medie potenze dovrebbero rafforzarsi al proprio interno, dall’altro cooperare più strettamente fra loro: agendo di concerto entro le organizzazioni internazionali e formando coalizioni «minilaterali», a geometria variabile, per raggiungere scopi condivisi.L’europa è la regione del mondo forse più bistrattata dalla nuova dottrina strategica (e dalle mosse concrete) del governo americano. Ben vengano idee e suggerimenti su come reagire. Tuttavia l’europa è diversa dal Canada. È potenzialmente molto più forte, ma resta debole perché la sua potenza è composita (tanti Stati, con dimensioni e risorse diverse) e camaleontica (cambia a seconda dei contesti). Nella coalizione dei Volenterosi l’europa è, ad esempio, poco più di una espressione territoriale. Ci sono Paesi Ue e non Ue. Fra i primi, vi sono i grandi (Francia e Germania) e i piccolissimi (come il Lussemburgo). Fra i secondi, ci sono fuoriusciti (il Regno Unito) e candidati (come Turchia, Albania, la stessa Ucraina). L’unione europea non c’è come tale, i Volenterosi sono Stati sovrani

1. Il cuore della dottrina Carney

Il primo ministro canadese suggerisce una strategia per le medie potenze:

  • Consapevolezza: accettare che il vecchio ordine è rotto e non tornerà.
  • Rafforzamento interno: consolidare la propria economia e stabilità nazionale.
  • Minilateralismo: cooperare non più solo in grandi organizzazioni, ma attraverso coalizioni flessibili e “a geometria variabile” tra Stati che condividono obiettivi specifici.

2. Il limite europeo: una potenza “ibrida”

Ferrera osserva che, sebbene l’Europa sia il bersaglio principale del nuovo isolazionismo USA, non può copiare il modello canadese. La ragione risiede nella natura composita e camaleontica della UE:

  • Frammentazione esterna: mentre all’interno la UE è integrata (diritto comune, mercato unico), all’esterno agisce in modo disomogeneo. A volte parlano i singoli Stati (Francia e Germania), a volte l’Unione (Commissione), a volte gruppi misti.
  • Debolezza politica: per i leader mondiali, l’Europa è ancora un insieme di “numeri di telefono” nazionali. Carney stesso, nel suo discorso, ha citato i singoli Stati europei ma quasi mai la UE come entità unica.

3. Il rischio del “minilateralismo” per l’Europa

Secondo Ferrera, seguire Carney fino in fondo sarebbe pericoloso per noi:

  • Le aggregazioni variabili tra singoli Stati membri (la dottrina Carney) rischierebbero di accentuare le divergenze interne, portando alla frammentazione definitiva del progetto europeo.
  • A differenza del Canada, l’Europa ha bisogno di più integrazione (come suggerito dai rapporti Draghi e Letta), non di alleanze estemporanee.

4. La conclusione: un bivio esistenziale

L’autore conclude che l’unica via per non diventare “vassalli” delle grandi potenze è l’approfondimento della forma comune:

  • Creare un nucleo centrale di Paesi disposti a un’unione più stretta, specialmente in difesa e politica estera.
  • Senza questo scatto, l’Europa rimarrà un insieme di “vasi di coccio” formalmente sovrani ma politicamente irrilevanti.

Nota sul secondo testo (reality show)

Il secondo testo che hai riportato è un commento separato (probabilmente di un altro autore o di un’altra rubrica) sulla deontologia giornalistica. Critica aspramente la morbosità della stampa italiana nei casi di cronaca nera, citando il suicidio di una coppia ad Anguillara e confrontando il nostro sistema con quello olandese, dove l’anonimato di indagati e parenti è tutelato per evitare la “gogna mediatica”.

27 gennaio 2026