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Economia

Una mina sui mercati

Federico Fubini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza il nuovo corso della seconda presidenza di Donald Trump, descrivendolo non come una proiezione di potenza imperiale, ma come un comportamento ai limiti della “pirateria” internazionale, dettato dalla disperata ricerca di successi elettorali per evitare l’impeachment dopo i fatti del 6 gennaio 2021.

Dice Fubini: ”Sempre più spesso Donald Trump, che ora minaccia nuovi dazi contro otto Paesi europei, si muove ai confini della pirateria. Prendete la sequenza a partire dal sequestro di Nicolás Maduro a Caracas. Questi era a capo di un regime criminale che falsificava i risultati elettorali per restare al potere. Ma Trump ha deciso di non restituire la sovranità ai venezuelani, bensì di procedere a una pura e semplice cattura di quello stesso regime ai propri fini: l’intera struttura di potere di Caracas al momento resta dov’è, con i metodi brutali di prima, solo che ora asseconda quelli che Trump considera gli interessi economici degli Stati Uniti”.

1. Il caso Venezuela e il “metodo oligarca”

Fubini cita come esempio la gestione della crisi venezuelana. Trump non avrebbe agito per restituire la sovranità al popolo, ma per “sequestrare” le risorse del regime di Maduro a vantaggio degli interessi USA.

  • Il “malloppo”: mezzo miliardo di dollari derivante dal petrolio venezuelano è stato incassato e trasferito su un conto offshore in Qatar, per sottrarlo ai creditori internazionali (tra cui l’italiana Eni, che vanta crediti per 3 miliardi).
  • Conflitto di interessi: il principale acquirente di questo petrolio è il gruppo Vitol, il cui manager John Addison ha finanziato massicciamente la campagna di Trump.

2. La minaccia dei dazi e la tenuta dell’UE

Trump sta minacciando nuovi dazi selettivi contro otto Paesi europei (tra cui Francia e Olanda). Secondo Fubini, questa è una “mina” posta sotto le fondamenta dell’Unione Europea:

  • Frammentazione del mercato unico: se i dazi colpissero solo alcuni Paesi e non altri (come l’Italia), il mercato unico andrebbe in pezzi, scatenando triangolazioni commerciali e ritorsioni a catena.
  • Debolezza diplomatica: l’autore critica la politica dell’appeasement (accondiscendenza). L’accordo commerciale di luglio si è rivelato inutile, poiché Trump continua a usare la minaccia dei dazi come arma di pressione.

3. La ricetta della fermezza

L’articolo sostiene che l’unico modo per gestire Trump sia rispondere con durezza, citando gli esempi della Cina e del presidente della Fed Jay Powell, che non si sono lasciati intimidire. L’Europa, secondo Fubini, ha mezzi concreti per farsi valere:

  • Rappresenta il principale creditore estero del debito pubblico americano.
  • Potrebbe tassare seriamente le Big Tech americane che oggi godono di regimi fiscali agevolati (es. in Irlanda).
  • Potrebbe escludere le imprese USA dagli appalti o emettere “Eurobond” per la difesa, mettendo in discussione l’egemonia del dollaro.

Conclusione

Fubini definisce Trump un “bullo” internazionale. L’Europa deve smettere di subire passivamente le sue mosse, poiché i costi del tentativo di calmarlo sono ormai superiori ai rischi di una prova di forza. Solo mostrando i muscoli l’UE può sperare di fermare l’aggressione commerciale e politica di Washington.

19 gennai 2026