Antonio Polito ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza il paradosso delle rivolte iraniane e l’atteggiamento dell’Occidente.
Sostiene Polito che:’ ‘proprio mentre lamentavamo la morte dell’Occidente, la crisi dei suoi valori, la fine della sua storia, ecco milioni di iraniani che darebbero la vita, anzi, stanno dando la vita per condividere le nostre conquiste: libertà, benessere, tolleranza. Il diritto delle donne di sciogliersi i capelli e accendersi una sigaretta in pubblico; dei giovani di baciarsi per strada e ascoltare la musica che gli pare; dei padri di famiglia di non morire di fame perché il governo spende le sue risorse in missili per alimentare una rivoluzione globale, e poi non riesce a difendere più nemmeno i propri cieli”.
1. La riscoperta dei valori occidentali in Iran
Polito osserva come, mentre l’Occidente attraversa una crisi di identità e dubita dei propri valori, milioni di iraniani stiano rischiando la vita proprio per ottenere ciò che noi diamo per scontato: libertà individuali, benessere e tolleranza. La rivolta non è solo generazionale o femminile, ma un movimento popolare che nasce dal fallimento economico e politico della teocrazia.
2. Il declino del regime e dei suoi alleati
L’autore sottolinea il fallimento storico del sistema degli Ayatollah. Nato nel 1979 come sfida al “Satana americano”, oggi il regime appare indebolito: i suoi alleati (come Hezbollah) sono stati decimati, le sue infrastrutture nucleari sono vulnerabili e la sua capacità di difesa è stata messa a nudo dai recenti attacchi militari di Israele e Stati Uniti. Paradossalmente, proprio queste dimostrazioni di forza esterna sembrano aver dato coraggio ai manifestanti interni.
3. Il dilemma della repressione
Nonostante il fallimento ideologico, l’apparato repressivo rimane brutale e fanatico. Il rischio è che la rivolta finisca, come in passato, in un bagno di sangue sotto l’accusa di “essere nemici di Dio”, mentre il regime cerca di spegnere l’incendio con omicidi e arresti di massa.
4. Il silenzio e l’ipocrisia delle piazze occidentali
Il punto più critico dell’editoriale riguarda l’opinione pubblica occidentale. Polito denuncia un “triste silenzio”: le stesse piazze e sindacati che si mobilitano contro l’imperialismo americano o per altre cause internazionali, restano inerti di fronte al massacro dei giovani iraniani.
5. La conclusione e la responsabilità
L’autore identifica la causa di questo silenzio in un radicato pregiudizio anti-occidentale: una parte dell’opinione pubblica disprezza i propri valori al punto da non riuscire a solidarizzare con chi, come il popolo iraniano, chiede aiuto per condividerli. Polito conclude che l’Occidente ha il dovere morale di usare la diplomazia, l’economia e la pressione dell’opinione pubblica per sostenere i dissidenti (come richiesto dal Nobel Shirin Ebadi), al fine di evitare che l’unica parola resti quella delle armi.
12 gennaio 2026





