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Esteri

Incognite e balzelli


Giuseppe Sarcina ha pubblicato sul Corriere dela Sera un editoriale di cui analizza il bilancio politico, strategico ed economico della prima vera guerra combattuta da Donald Trump nel suo nuovo mandato, mostrando come la proclamata “vittoria” lasci in realtà dietro di sé più problemi di quanti ne abbia risolti.

Annota Sarcina che: ”Prima della guerra, l’Iran non aveva mai messo in pericolo la navigazione nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz. Adesso Trump dovrà spiegare perché si prepara a negoziare un’intesa che consentirebbe ai pasdaran di riscuotere un balzello su ogni cargo in transito. Si parla di due milioni per nave: uno sproposito. «Io sono prima di tutto un businessman», ama ripetere Trump. Ma la trasformazione di Hormuz in un’insperata sinecura per Teheran è un’operazione sconcertante anche sul piano del business, tralasciando l’ennesima, clamorosa violazione delle norme internazionali, dettagli superflui per il leader americano. E senza contare, naturalmente, le pesanti ripercussioni sul mercato globale dell’energia e delle materie prime”.

Trump ha seguito l’intervento militare contro l’Iran convinto, anche su pressione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che si sarebbe trattato di un’operazione rapida e risolutiva. Invece si ritrova a gestire uno scenario carico di incognite. La più grave riguarda lo Stretto di Hormuz: per la prima volta Teheran potrebbe ottenere un pedaggio sulle navi in transito, un balzello enorme che trasformerebbe una rotta internazionale in una fonte di rendita per i pasdaran, con effetti destabilizzanti sui mercati energetici globali.

Sul piano militare, i bombardamenti non hanno prodotto il collasso del regime degli ayatollah. Al contrario, l’Iran ha dimostrato capacità di rappresaglia, colpendo duramente le monarchie del Golfo, in particolare gli Emirati Arabi Uniti. Questo ha incrinato l’immagine di Trump come Commander in Chief efficace e ha logorato i rapporti con emiri e sceicchi, finora considerati alleati solidi e protetti dall’ombrello militare statunitense.

Resta negativa anche la gestione dei rapporti con gli alleati occidentali. Trump ha ignorato l’Europa, non ha informato preventivamente i partner e ha mostrato aperto fastidio verso la NATO, accusata di non aver sostenuto gli Stati Uniti. L’incontro con il segretario generale Mark Rutte non dissolve i dubbi sulla tenuta futura dell’Alleanza, in vista di un vertice annunciato come particolarmente teso.

Infine, il fronte interno. La guerra non ha fermato il calo di consenso del presidente. Secondo la media dei sondaggi di RealClearPolitics, la percentuale di elettori insoddisfatti è in costante aumento. Trump proverà a rilanciarsi con il racconto di un successo militare, ma le crepe nel suo entourage e le critiche dall’area più radicale del movimento MAGA segnalano un malessere crescente, anche se la maggioranza repubblicana regge in vista delle elezioni.

Il quadro finale è quello di un presidente che canta vittoria, ma che esce dal conflitto più isolato, più contestato e con nuove avventure già in mente — da Cuba alla Groenlandia — confermando una strategia imprevedibile e ad alto rischio.