Non si parla più delle vicende Epstein-Trump, non si parla dei fatti di Minneapolis e delle reazioni del popolo americano in relazione alle tante micce innescate dal loro presidente (dazi, rapporti dubbi con Putin, quelli con Xi, la violenta cattura del presidente di uno Stato sovrano, Maduro, quel che sta incendiando l’Iran, ecc, ecc.). Una ipotesi: non è che Trump, avendo problemi di rielezione dei deputati e senatori repubblicani a novembre di quest’anno (che rischiano la rielezione) voglia distrarre la sua opinione pubblica dai veri problemi degli Stati Uniti? Che non si risolvono certo con i suoi ordini esecutivi che possono lasciare e di fatto lasciano il tempo che trovano?
Questa ipotesi è del tutto legittima e condivisa da molti osservatori. Donald Trump, come spesso accade in politica, potrebbe usare la strategia della distrazione per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi interni verso scenari esterni o polarizzanti. Ecco alcuni elementi chiave:
1. Problemi interni irrisolti
– Inflazione, difficoltà nel mercato del lavoro, tensioni razziali, crisi migratoria: sono temi che preoccupano molti americani e non potrebbe che essere così.
– Gli ordini esecutivi, come molti osservatori delle questioni americane scrivono da tempo, spesso sono simbolici e limitati nel tempo se non supportati dal Congresso.
2. Vicende scomode messe da parte
– Il caso Epstein-Trump e la gestione dei fatti di Minneapolis sono spariti dai radar mediatici mainstream, complice anche un clima mediatico polarizzato.
– Alcuni media conservatori evitano di parlarne, altri ne parlano senza effetto diretto sull’opinione pubblica.
3. La strategia di spostare l’attenzione
– I toni forti su Venezuela, Messico, Iran, Taiwan o la stessa UE sono strumenti per ricompattare la base elettorale MAGA, galvanizzandola attorno all’immagine del “presidente forte”.
– Questo tipo di comunicazione funziona, soprattutto con un elettorato sensibile alla sicurezza e alla sovranità nazionale.
4. Le elezioni di novembre
– Le elezioni di Midterm o le presidenziali del 2028 intanto si avvicinano e Trump sa che mobilitare il consenso richiede una narrativa semplice: “lui contro il caos”.
In sintesi: sì, è probabile che Trump stia usando temi esterni e provocazioni per distrarre dai problemi strutturali interni, evitare domande scomode, e rinsaldare il suo blocco elettorale.
12 gennaio 2026
1.Continua





