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Esteri

La nuova era delle zone d’influenza Usa, Russia, Cina e il mondo a fette

L’ambasciatore Stefano Stefanini ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui analizza un cambiamento epocale nelle relazioni internazionali: il passaggio da un ordine globale basato sulle regole (post-1945) a un sistema frammentato in zone d’influenza controllate dalle grandi potenze (USA, Russia e Cina).

Esordisce Stefanini: ”L’intervento americano in Venezuela è l’ultimo chiodo sulla bara del mondo post-1945. Segna il passaggio dall’era delle alleanze che aggregavano l’Occidente – Nato, G7 e altri formati – all’era delle zone d’influenza che lo spaccano. Le “zone d’influenza” non coprono l’intero orbe terracqueo ma una buona parte: l’Eurasia per la Russia di Vladimir Putin, le Americhe per gli Stati Uniti di Donald Trump, l’Asia-Pacifico, comprendente Taiwan e il mar cinese meridionale e settentrionale fino alla “linea a nove trattini”, per la Cina di Xi Jinping. L’Europa rimane fuori. Non necessariamente un male. Se non fosse per l’allentamento del rapporto transatlantico di cui ha ancora bisogno per la propria sicurezza. Se poi il «ripristinare la preminenza americana nell’emisfero occidentale», proclamato da Trump, comprende anche l’Ipo ostile sulla Groenlandia, il rapporto è a rischio di rottura”.

Ecco i punti chiave della sintesi:

1. La fine dell’ordine post-1945

L’intervento americano in Venezuela (il “blitz a Caracas”) simboleggia il definitivo tramonto del diritto internazionale e delle alleanze tradizionali come la NATO o il G7. Si passa dalla cooperazione occidentale al ritorno della “legge del più forte”, dove le grandi potenze rivendicano il controllo esclusivo sui propri vicini geografici.

2. La spartizione del mondo “a fette”

Il pianeta viene idealmente diviso in sfere di dominio:

  • Russia: Punta all’Eurasia e al controllo dell’Ucraina per mantenere lo status di grande potenza.
  • USA: Con Trump, tornano alla “Dottrina Monroe”, privilegiando il controllo delle Americhe (Venezuela, Canale di Panama e potenzialmente la Groenlandia) rispetto alla sicurezza transatlantica.
  • Cina: Mira al dominio dell’Asia-Pacifico.

Questa reciproca accettazione delle zone d’influenza riduce il rischio di una guerra diretta tra i “big”, ma sacrifica la sovranità delle nazioni più piccole.

3. Le aree grigie: Medio Oriente e Africa

Gran parte del mondo resta fuori da queste sfere definite, diventando teatro di una competizione accesa:

  • Africa e Medio Oriente: sono contesi economicamente dalla Cina e militarmente dalla Russia, mentre gli USA perdono soft power a causa delle politiche isolazioniste di Trump.
  • India e Sud-est asiatico: mantengono una loro autonomia come attori regionali emergenti.

4. Il dilemma dell’Europa

L’Europa si trova in una posizione di estrema vulnerabilità. Deve affrontare tre sfide simultanee:

  1. Contenere l’espansionismo russo.
  2. Competere tecnologicamente con la Cina.
  3. Gestire il distacco degli Stati Uniti.

La conclusione di Stefanini è un monito: gli USA di Trump non cercano più alleati alla pari, ma solo “allineati”. L’Europa dovrà presto decidere se piegarsi a questo nuovo isolazionismo americano o se trovare la forza di difendersi da sola dalla Russia, rischiando lo scontro diplomatico con Washington (ad esempio sul caso Groenlandia).

6 gennaio 2026