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Esteri

La talpa, il raid sulle difese aeree. L’azione di Cia e Delta Force

Giuseppe Sarcina ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui descrive la complessa operazione militare e di intelligence condotta da Cia e Delta Force e che ha portato all’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro.

Scrive Sarcina che ”è plausibile, anche se ieri Donald Trump non ne ha fatto cenno nella lunga conferenza stampa da Mar-a-lago che, nello stesso tempo, i servizi segreti Usa abbiano cercato una qualche sponda all’interno dell’apparato militare locale. Per quanto il blitz americano sia stato efficiente, è inevitabile immaginare che qualcuno abbia facilitato le cose, in un Paese da anni soffocato da controlli al limite della paranoia. Negli ultimi mesi, su una corsia parallela, il segretario di Stato, Marco Rubio, negoziava sotto banco con Maduro e sondava le figure più in vista del regime. Lo stesso Rubio, ieri ha confermato di aver offerto «più volte» una «via d’uscita» all’autocrate di Caracas. Quale? Nessuno lo ha spiegato”. L’amministrazione Trump era pronta a offrire un salvacondotto al dittatore sudamericano, risparmiandogli il processo negli Stati Uniti? È uno delle diverse zone oscure di questa vicenda. In ogni caso, Washington, si è mossa su due livelli. Da una parte con una trama di spionaggio tessuta dalla Cia e dall’fbi; dall’altra con un approccio politico.

L’articolo descrive un’operazione militare e di intelligence senza precedenti, condotta dagli Stati Uniti tra il 2 e il 3 gennaio 2026, finalizzata all’arresto del leader venezuelano Nicolás Maduro.

1. La preparazione e il doppio binario

L’azione affonda le radici nell’estate precedente, quando Donald Trump autorizzò la CIA a condurre operazioni sotto copertura per spiare Maduro. La strategia americana si è mossa su due livelli:

  • Politico-diplomatico: il Segretario di Stato Marco Rubio ha tentato per mesi una negoziazione segreta, offrendo a Maduro una “via d’uscita” (probabilmente un salvacondotto per evitare il processo negli USA) in cambio di una transizione pacifica.
  • Militare: fallite le trattative, è scattato il piano operativo coordinato dal Segretario alla Guerra Pete Hegseth e dal Capo di Stato Maggiore Dan Caine.

2. L’attacco: forza bruta e tecnologia

L’operazione, definita da Trump come la più imponente dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, è iniziata alle 22:46 del 2 gennaio (ora di Washington):

  • Schieramento: oltre 150 jet (tra cui F-35 e bombardieri B-1), droni ed elicotteri decollati da 20 basi diverse e dalla portaerei Iwo Jima.
  • Raid aereo: i bombardamenti hanno neutralizzato le difese aeree venezuelane in punti strategici (La Guaira, Higuerote, La Carlota), aprendo un corridoio sicuro per gli elicotteri Apache.

3. Il blitz a Fuerte Tiuna

Il cuore dell’azione si è svolto nel complesso militare di Fuerte Tiuna a Caracas:

  • Infiltrazione: gli squadroni della Delta Force, supportati da informazioni fornite da “talpe” interne al regime, sono penetrati nel compound alle 2:01 di notte.
  • La cattura: in soli 46 secondi, i soldati d’élite hanno fatto irruzione nella camera da letto di Maduro. Il leader ha tentato inutilmente di raggiungere un bunker interno prima di essere ammanettato.
  • Aspetto legale: l’arresto è stato formalmente notificato da agenti dell’FBI sulla base di un mandato dei magistrati di New York, nel tentativo di presentare l’operazione non come un atto di guerra, ma come un’operazione di polizia internazionale.

4. Conclusione e trasferimento

Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati prelevati in elicottero e trasferiti sulla portaerei Iwo Jima al largo delle coste venezuelane. L’operazione si è conclusa senza perdite americane, mentre Donald Trump ha celebrato il successo pubblicando l’immagine di “Maduro in catene”.

4 gennaio 2026