Federico Rampini ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera sulle conseguenze del blitz operato dagli americani nelle scorsa notta a Caracas.
Rampini riflette su come l’operazione “Maduro Out” non sia solo un evento regionale, ma un segnale brutale inviato agli equilibri mondiali, mettendo in discussione la tesi di un’America in declino.
Rampini scrive che: ”L’idea che Trump avalli un nuovo ordine internazionale fondato su «tre imperi e tre autocrati», liberi di spadroneggiare calpestando il diritto internazionale e imponendo la logica bruta della forza, piace in Europa perché è così che Trump viene descritto fin dall’inizio. Ci sono però dei fatti che contraddicono questo teorema. Putin e Xi hanno vissuto ieri una sconfitta, simile a quella che avevano subito il 21 giugno 2025 di fronte ai bombardamenti Usa sui siti nucleari dell’Iran. Russia e Cina hanno costruito delle coalizioni internazionali, in funzione antiamericana e antioccidentale, e per la seconda volta in sette mesi si rivelano incapaci di difendere i loro alleati. Teheran non venne protetta né dai russi né dai cinesi nonostante tutte le armi che vende a Mosca e tutto il petrolio che vende a Pechino. Maduro non è stato difeso né dai russi né dai cinesi nonostante l’antico sodalizio con Putin e gli intrecci economici con la Repubblica Popolare. Queste sono prove d’impotenza, che altre nazioni e altre classi dirigenti osservano per trarne delle conseguenze. L’impero cinese, così avanzato nella sua penetrazione in tutto il mondo, è però un impero di serie B se non contrasta questi atti di forza degli Stati Uniti. Tutti i leader del mondo misurano i rapporti di forze, e al momento l’america non appare in declino”.
Aggiunge Rampini: ”L’operazione «chirurgica» che è stata la cattura di Maduro, Putin sognava di farla con Zelensky nel febbraio 2022. Non ci è riuscito e da quattro anni l’armata russa è impantanata al fronte, perché la resistenza eroica degli ucraini glielo ha impedito, mentre nulla di simile si è visto ieri in Venezuela. Ma gli ucraini possono combattere perché ricevono armi americane e finanziamenti europei. Il sostegno continua sotto Trump. E di recente, grazie alla preziosa intercessione degli europei, Trump sembra essersi convertito a un piano di pace che accoglie molte richieste di Zelensky. In questa conversione un ruolo lo ha svolto il segretario di Stato Marco Rubio, figlio di esuli cubani, che su Maduro è un «falco»”.
1. Il rischio del “via libera” alle altre potenze
Esiste una tesi, molto diffusa in Europa, secondo cui Trump, agendo nel proprio “cortile di casa” (il Venezuela), stia implicitamente riconoscendo a Russia e Cina il diritto di fare lo stesso nelle loro sfere d’influenza (Ucraina e Taiwan). In questa visione, il mondo verrebbe spartito tra “tre imperi e tre autocrati”.
2. La dimostrazione di “impotenza” di Putin e Xi
Rampini contesta parzialmente la tesi precedente sottolineando un dato di fatto:
- Fallimento delle alleanze: per la seconda volta in pochi mesi (dopo i raid sull’Iran di giugno 2025), Russia e Cina si sono mostrate incapaci di proteggere i propri alleati strategici.
- Il confronto militare: mentre Putin è impantanato in Ucraina da anni, Trump ha risolto la questione venezuelana con un’operazione chirurgica di poche ore. Questo dimostra che, al momento, gli USA restano l’unica superpotenza in grado di proiettare forza in modo immediato ed efficace.
3. Le variabili Ucraina e Taiwan
L’autore evidenzia come la politica di Trump non sia puramente isolazionista:
- Ucraina: nonostante i timori, Trump sembra ora più vicino a un piano di pace che accoglie le richieste di Zelensky, influenzato dal “falco” Marco Rubio.
- Taiwan: sebbene Xi Jinping rifiuti il paragone con il Venezuela (considerando l’isola una provincia interna), Trump ha appena autorizzato la più grande vendita di armi della storia a Taipei, segnalando di non voler affatto abbandonare l’area.
4. Il riflesso interno e il rischio “Nation Building”
- Successo politico: per l’elettorato americano, l’operazione è un successo perché rapida e priva di perdite umane (a differenza di quanto accadde a Bush padre con Noriega a Panama).
- L’incognita del futuro: il vero pericolo per Trump è l’ipotesi di un protettorato americano sul Venezuela. Governare provvisoriamente il Paese da Washington significherebbe cadere in quel “nation building” (costruzione di una nazione) che Trump stesso ha sempre aspramente criticato nei suoi predecessori.
- 4 gennaio 2026





