Anna Zafesova ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale sostiene che il gigantesco attacco russo contro Kyiv sia stato concepito da Vladimir Putin come una dimostrazione di forza e una “punizione” contro l’Ucraina, ma anche come un messaggio politico rivolto sia all’estero sia all’interno della Russia.
Scrive Zafesova: ”In un intreccio internazionale in cui Mosca teme di venire estromessa da diverse scacchiere, bisogna però tenere conto che la necessità di mostrarsi forte, nell’accezione della forza come brutalità e violenza, è rivolta innanzitutto alla Federazione Russa. È ai russi che Putin deve far dimenticare la parata dimezzata (che infatti ha perso il suo tradizionale primo posto nelle classifiche televisive), e la pioggia di droni e missili ucraini delle ultime settimane. Mentre lo Spiegel calcola che l’Ucraina abbia raddoppiato in sei mesi le operazioni di eliminazione della contraerea russa, il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin ordina di non dare spazio nei media ai droni che colpiscono la capitale russa. L’illusione di invulnerabilità si è spezzata, insieme al confort di una metropoli moderna: dai dati della Banca Centrale russa risulta, afferma l’agenzia Rbk, che i russi abbiano quintuplicato il ritiro di contanti, per non rimanere senza soldi per colpa dei blackout di Internet imposti dal governo”.
Secondo l’autrice, il Cremlino ha reagito a una fase percepita come umiliante: la tregua richiesta da Putin per proteggere la parata del 9 maggio, i raid ucraini in territorio russo e l’impressione di debolezza trasmessa dalle recenti dichiarazioni del leader russo. I bombardamenti servirebbero quindi a cancellare quell’immagine di fragilità e a riaffermare il controllo.
Zafesova evidenzia anche la dimensione internazionale della mossa. Putin vorrebbe attirare l’attenzione di Donald Trump, che sembra meno concentrato sul dossier ucraino, ma anche impressionare Xi Jinping, mostrando che la Russia resta una potenza decisiva negli equilibri globali. Tuttavia, l’articolo sottolinea che Mosca appare oggi più isolata: pochi leader stranieri presenti alla parata del 9 maggio, freddezza cinese e prudenza dell’India verso il gas russo per timore delle sanzioni americane.
Un punto centrale è il cambiamento di percezione occidentale sulla guerra. Le dichiarazioni del segretario di Stato americano Marco Rubio, che definisce l’esercito ucraino il più forte d’Europa e riconosce una maggiore sicurezza di Volodymyr Zelensky, incrinano la narrativa russa secondo cui l’Ucraina sarebbe destinata alla sconfitta.
La parte finale dell’articolo insiste soprattutto sulla dimensione interna. Putin avrebbe bisogno di rassicurare la popolazione russa dopo gli attacchi ucraini sul territorio nazionale, il calo di fiducia e la fine dell’illusione di invulnerabilità di Mosca. I bombardamenti su Kyiv diventano così uno strumento politico per mostrare ai russi che il Cremlino mantiene il controllo e conserva capacità militari e deterrenza.
In sintesi, per Zafesova la nuova escalation non è soltanto militare: è soprattutto una prova di forza politica e simbolica, con cui Putin cerca di compensare difficoltà strategiche, isolamento internazionale e crescente percezione di debolezza.
15 maggio 2026




