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Questa la sintesi dell’editoriale di Sabino Cassese pubblicato oggi sul Corriere della Sera:
L’editoriale analizza il nuovo “quadro finanziario pluriennale” (QFP) dell’Unione Europea per il periodo 2028-2034, del valore di circa 2 mila miliardi di euro (l’1,26% del PIL dell’UE), evidenziandone le sproporzioni e i limiti.
Punti chiave dell’editoriale:
· Entità del bilancio: Nonostante l’apparente vastità, la spesa annuale del QFP è di soli 285 miliardi di euro, un aumento di meno del 10% rispetto al piano precedente. Questo ammontare è paragonabile al bilancio di un piccolo Stato membro come l’Austria (che rappresenta il 2% della popolazione UE) e un terzo del bilancio annuale della sola Italia.
· Sotto-dimensionamento: Il bilancio dell’UE (1,26% del PIL) è modesto se confrontato con la spesa pubblica media degli Stati membri (circa il 50% del PIL). Questo è in contrasto con la potenza economica dell’Unione, che rappresenta oltre il 18% dell’economia mondiale e quasi il 14% del commercio globale.
“Gigante regolatorio, nano finanziario”: Cassese sottolinea una forte sproporzione tra la vasta attività regolatoria dell’UE (che copre mercati, politiche agricole, commerciali, ambientali, ricerca, energia e trasporti) e le sue limitate risorse finanziarie. Questa disconnessione impedisce all’Unione di svolgere pienamente una funzione redistributiva, tipica dei poteri pubblici moderni.
· Nuovi compiti e risorse insufficienti: Gli Stati membri richiedono all’UE di affrontare nuove sfide come pandemie, difesa e competitività, ma il quadro finanziario attuale è insufficiente per tali compiti.
· Fonti di entrata: Tre quarti della spesa sono coperti dai contributi nazionali. Nuove fonti di entrata proposte includono imposte sulle emissioni di gas serra, importazioni di carbonio, transazioni finanziarie, rifiuti elettronici non raccolti, tabacco e imprese con oltre cento milioni di fatturato.
Obiettivi del QFP: L’intenzione è una gestione più flessibile e semplificata, con priorità di spesa su coesione e agricoltura (865 miliardi), competitività (410), azione esterna (200), difesa (131) e Ucraina (100). Tuttavia, il ricorso al partenariato con gli Stati ha già generato reazioni tra i beneficiari tradizionali.
In sintesi, Cassese conclude che il piano di spesa dell’Unione Europea è gravemente sproporzionato per difetto, limitando la sua capacità di agire efficacemente sulla scena mondiale, di bilanciare il potere regolatorio con la capacità di spesa e di affrontare i nuovi compiti richiesti. L’UE è un “gigante regolatorio con i piedi d’argilla” a causa della sua modestia finanziaria.
24 luglio 2025





