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Economia

Confisca, utilizzo, ritorsioni. Rischi reali e contromisure per usare i 210 miliardi russi

Marco Bresolin ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui analizza il piano dell’Unione Europea per utilizzare i beni russi congelati e le preoccupazioni sollevate dagli Stati membri, in particolare dal Belgio.

Bresolin dice che “nel presentare il suo piano per l’utilizzo degli asset russi, Ursula von der Leyen aveva spiegato che i rischi legati all’utilizzo di questo meccanismo esistono, anche perché si tratta di una prima volta in assoluto, ma sono «limitati». Il premier belga, Bart De Wever, le aveva risposto con una lettera per dire che «anche le probabilità di un incidente in aereo sono molto limitate, ma in caso di incidente le conseguenze sarebbero disastrose». In ballo ci sono i 210 miliardi di beni finanziari russi, di cui 185 miliardi depositati presso la società belga Euroclear: una fetta che vale quasi il 30% del Pil belga e che quindi, in caso di “incidente”, potrebbe esporre il Paese a un default. È per questo che il Belgio chiede agli altri Stati membri una piena condivisione dei rischi e degli oneri, da esercitare attraverso garanzie «illimitate nell’ammontare e nel tempo». Ma non è tutto: molti Stati – tra cui l’Italia – intravedono rischi «di carattere reputazionale» che potrebbero danneggiare la stabilità finanziaria dell’Eurozona e in particolare dei Paesi più vulnerabili per via dell’ammontare del loro debito”.

Il contesto: un tesoro congelato

Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’UE ha bloccato circa 210 miliardi di euro di asset della Banca centrale russa. La stragrande maggioranza (185 miliardi) è depositata presso la società finanziaria Euroclear, in Belgio. Questi titoli, giunti a maturazione, si sono trasformati in liquidità.

Il piano dell’Unione Europea

La Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, propone di non confiscare direttamente il capitale (per evitare violazioni legali dirette), ma di utilizzare i flussi di cassa generati da questi asset. L’idea è emettere titoli europei per finanziare un prestito di 90 miliardi all’Ucraina in due anni. Il prestito verrebbe ripagato da Mosca solo nel caso in cui la Russia accettasse di pagare i danni di guerra.

I rischi principali

Nonostante la Commissione definisca i rischi “limitati”, diversi Stati membri (Belgio e Italia in testa) sono molto preoccupati per le possibili conseguenze disastrose:

  1. Rischio di default e liquidità: Euroclear ha riserve per soli 7 miliardi. Se la Russia vincesse i ricorsi legali già avviati a Mosca, Euroclear dovrebbe restituire immediatamente i miliardi russi. In quel caso, dovrebbero intervenire gli Stati membri con garanzie immediate. Per l’Italia, l’esborso stimato sarebbe di circa 25 miliardi di euro, una cifra difficile da reperire rapidamente sui mercati.
  2. Rischio reputazionale: l’agenzia Fitch ha già declassato il rating di Euroclear. Il timore è che l’uso degli asset russi spaventi gli investitori internazionali, compromettendo la stabilità finanziaria dell’Eurozona e colpendo duramente i Paesi con alto debito pubblico.
  3. Ritorsioni: esiste il pericolo che Mosca colpisca le aziende europee ancora presenti in Russia o che operano in Paesi alleati del Cremlino. Euroclear stessa ha 17 miliardi di asset in Russia a rischio.

Le richieste del Belgio

Il premier belga Bart De Wever paragona la situazione a un incidente aereo: probabilità bassa, ma conseguenze fatali. Poiché i 185 miliardi russi valgono quasi il 30% del PIL belga, il Belgio chiede agli altri partner UE:

  • Una condivisione totale degli oneri.
  • Garanzie illimitate (sia nel tempo che nell’importo) per coprire eventuali risarcimenti dovuti a ricorsi legali russi.

Cambiamento normativo

Per evitare lo sblocco dei fondi dovuto a veti politici, gli Stati membri hanno deciso di attivare l’Articolo 122, stabilendo il congelamento dei beni a tempo indeterminato (non più soggetto a rinnovo unanime ogni sei mesi).

18 dicembre 2025