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Esteri

Negoziati tra Usa e Russia, due amare lezioni per l’Ue

Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un editoriale in cui analizza le sfide cruciali che l’Europa si trova ad affrontare a causa delle manovre geopolitiche e delle sue debolezze interne.

L’autore identifica due “amare lezioni” che l’Europa deve imparare.


1. La lezione dei negoziati USA-Russia (Piano Witkoff-Dmitriev)

La prima lezione riguarda un potenziale accordo sui beni sovrani russi congelati che, secondo Fabbrini, avvantaggerebbe enormemente gli Stati Uniti a spese dell’Europa e dell’Ucraina.

  • Il piano: il piano prevede che le aziende statunitensi ricevano 100 miliardi di dollari dagli attivi russi per la ricostruzione dell’Ucraina (con il governo USA che ne percepirebbe il 50% dei profitti). I restanti 200 miliardi di dollari dovrebbero confluire in un “veicolo finanziario” USA-Russo.
  • Il vantaggio USA: gli Stati Uniti riceverebbero in totale 300 miliardi di dollari per il loro ruolo di “mediatori”, un “bonus gigantesco”.
  • Il danno all’Europa e all’Ucraina: l’America detiene solo l’1,5% degli attivi congelati, mentre i Paesi europei ne detengono oltre i tre quarti. Appropriandosi di risorse finanziarie che si trovano in Europa, l’America si arricchirebbe a spese di Kiev, costringendo i contribuenti europei a pagare in aggiunta cento miliardi di dollari per la ricostruzione.
  • L’implicazione politica: il piano renderebbe inoltre la Russia esente da ogni responsabilità per la guerra, invalidando l’uso degli attivi congelati come riparazione per i danni di guerra all’Ucraina. Per Trump, l’interesse è unicamente “America first”.

2. La lezione delle debolezze istituzionali europee

La seconda lezione riguarda la difficoltà dell’Europa nel contrastare l’agenda “America First” di Trump, una debolezza accentuata da fattori interni.

  • Le ragioni istituzionali: il Consiglio europeo, basato sul principio di unanimità tra i 27 capi di governo, è paralizzato e incapace di prendere decisioni adeguate.
  • L’accentuazione politica: La crescita dei nazionalismi (come in Italia e Ungheria) in quasi tutti gli stati membri aggrava le difficoltà. I governi nazionalisti, difendendo l’unanimità, favoriscono la paralisi decisionale dell’UE, che serve ai loro scopi anti-europei.
  • L’alleanza anti-UE: i nazionalisti europei condividono gli stessi obiettivi di Trump e Putin: disaggregare l’Unione Europea e favorire il ritorno agli stati nazionali, permettendo loro di trattare da una posizione di forza. L’autore parla di un’“internazionale sovranista” tra Orban, Putin e Trump per “soffocare Bruxelles”.
  • La parola d’ordine: la parola che unisce gli antieuropeisti è “pace” o “disarmo”. Essi sostengono che la Russia vada “reintegrata” (come previsto dal Piano Witkoff-Dmitriev) e che sia ingiustificato spendere risorse per la difesa.
  • Il Rischio finale: questa strategia ignora le aggressioni documentate della Russia e opera per la sconfitta dell’Ucraina, ovvero per la fine del diritto internazionale e dell’Europa integrata. Una Russia ritornata grande potenza farebbe saltare gli equilibri politici, rafforzando i nazionalisti nella loro azione per smantellare l’UE, il sistema che ha garantito 80 anni di pace, crescita e sviluppo.

Conclusione

Fabbrini conclude ribadendo che la Russia di Putin costituisce una minaccia sistemica all’Europa integrata, mentre l’America di Trump è un avversario politico ed economico. L’autore avverte che chi cerca di costruire ponti con Putin (come Orban) e con Trump (come Meloni) sta di fatto “tagliando il ramo su cui è seduto”.

1 dicembre 2025