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Pochi nel mondo (forse nessuno) considerano che Putin non si è mangiata l’Ucraina (il suo sogno) 2

I soldati reclutati da Vladimir Putin per la sua ”Operazione militare speciale” non vengono certo da Mosca o da Leningrado (ora San Pietroburgo). C’è chi sostiene che sia parzialmente vera ma riflette una realtà demografica e sociale particolare di cui occorre tenere conto per comprendere la dinamica di questa che non appare proprio una “Operazione militare speciale” bensì una vera guerra di aggresssione di uno Stato (l’Ucraina) libero ed indipendente dal1991: la maggioranza delle truppe russe mobilitate e inviate in Ucraina proviene dalle regioni periferiche, dalle aree rurali e dalle repubbliche non russe, piuttosto che dai grandi centri urbani come Mosca e San Pietroburgo, che hanno una popolazione più istruita, una classe media più sviluppata e spesso esenzioni o opportunità di carriera alternative, rendendo la coscrizione meno popolare. 

Ecco quel che si è scritto sul sito Wired:

“Nelle cronache di guerra e nei tanti filmati postati su Telegram da account ucraini, si vedono spesso soldati russi dai tratti asiatici. Appaiono tra i prigionieri, nelle cronache delle razzie e sono anche stati accusati di essere gli autori dei crimini di Bucha, benché poi un’inchiesta del Manifesto abbia smentito la ricostruzione e mostrato che quei militari, yakuti, dalla loro regione nell’estremo oriente della Russia non si erano mossi. I soldati finiti in foto e video su Telegram vengono in gran parte dalla Buriazia, una regione situata tra il lago Bajkal e la Mongolia nella Siberia orientale. Sono descritti come “i più feroci tra i soldati di Putin” da molti inviati di guerra. In realtà non sono i più feroci, sono semplicemente i più disperati, i più poveri. Sono la carne da macello, o se vogliamo “da cannone” russa che proviene dalle zone più remote dell “impero”. Non sono i soli, a fargli compagnia ci sono i popoli del Daghestan. Insieme, a leggere le statistiche, hanno un primato in questa guerra: quello dei morti. 

Tra i soldati russi morti in Ucraina sono infatti loro, rispettivamente primo il Daghestan e seconda la Buriazia, a contare il maggior numero di soldati caduti. Secondo le stesse stime, per quelli provenienti da Mosca e San Pietroburgo, che insieme formano il 12% della popolazione russa, la percentuale è invece vicina o uguale a zero. Per spiegare questa enorme disparità si possono citare almeno tre motivi: preferenze etniche, strategie di politica interna e situazione economica.

Secondo alcuni analisti, per evitare un’eventuale “fraternizzazione”, il presidente russo Vladimir Putin preferisce mandare in Ucraina uomini che non hanno vincoli con il popolo aggredito. Un po’ come i macellai ceceni di Kadyrov, i vicini del Daghestan, e appunto i soldati delle lontana terre siberiane. Sono le popolazioni non slave della Russia, quindi quelle meno vicine agli ucraini in tutti i sensi. Sono invece tantissime le relazioni di parentela,  amicizia, business tra russi e ucraini  quando si parla di residenti di città come Mosca o San Pietroburgo”. 

Cosa mostrano i dati e le analisi indipendenti:

– Le regioni più colpite dalle perdite sono quelle periferiche, povere e non europee della Russia: Daghestan, Buriazia, Tuva, Cecenia, Siberia, Estremo Oriente.

– Mosca e San Pietroburgo (ex Leningrado), le due città più grandi e ricche della Russia, hanno visto pochissime perdite. Il governo ha evitato, nei limiti del possibile, di arruolare giovani da lì, per non alimentare proteste nelle zone più sensibili e informate.

Perché?

1. Minore visibilità politica e mediatica nelle province lontane.

2. Maggiore dipendenza economica dei giovani delle periferie dall’arruolamento o dai contratti con il ministero della Difesa.

3. Un sottile razzismo interno: minoranze etniche e asiatiche trattate come sacrificabili, nel silenzio della propaganda ufficiale.

Conclusione:

Putin ha evitato il più possibile una mobilitazione di massa “visibile” nelle città chiave, e ha preferito colpire i più vulnerabili e i meno rappresentati. È una strategia cinica, ma efficace nel contenere il dissenso nelle aree urbane centrali. Un altro volto inquietante di questa guerra.

10 dicembre 2025

2. Fine