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Un «premio» da far valere per il Colle

Massimo Franco ha pubblicato un articolo, sul Corriere della Sera, in cui analizza il tentativo del governo Meloni di rilanciare rapidamente la riforma del sistema elettorale dopo le elezioni regionali. L’autore interpreta questa rapidità come un indizio di insicurezza da parte di Fratelli d’Italia (FdI), che teme di non poter replicare il trionfo del 2022 nel 2027.

Afferma Franco che ”la rapidità con la quale FdI ha rilanciato la riforma del sistema elettorale dopo le regionali in Campania, Veneto e Puglia è stata considerata un indizio comunque di insicurezza. È come se la premier e il suo partito avessero avuto la conferma che il trionfo del 2022 sarà difficilmente replicabile nel 2027. E non perché le opposizioni siano forti o coese. Hanno solo capito di dovere restare unite, eludendo le profonde contraddizioni che le attraversano”.

Punti chiave della riforma e delle reazioni

  • Obiettivo nascosto: il tentativo di ottenere una maggioranza assoluta dei seggi (tramite un “premio”) è visto come cruciale per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, moltiplicando dubbi e sospetti sulla vera finalità della riforma.
  • Accusa di paura e aggiramento:
    • La segretaria del PD, Elly Schlein, ritiene che la mossa nasca dalla “paura di perdere della destra.”Le opposizioni la accusano di essere un modo per aggirare l’impossibilità di realizzare il premierato, una riforma fallita da Meloni.
    • Le opposizioni sollevano anche dubbi di incostituzionalità sull’idea di indicare il nome del premier sulla scheda.
  • Resistenze interne alla maggioranza: le resistenze più forti, paradossalmente, provengono da Lega e Forza Italia, che temono che indicare il nome di Giorgia Meloni possa cannibalizzare i loro voti.
  • Dibattito a sinistra (PD e M5S):
    • La riforma elettorale è un tema delicato per il PD, intrecciandosi con il destino di Elly Schlein, la cui leadership è ancora oggetto di scetticismo, nonostante i risultati regionali l’abbiano puntellata.Giuseppe Conte (M5S) non si rassegna al ruolo di comprimario e, aprendo subito “un cantiere delle riforme,” vuole dettare l’agenda alla coalizione.
    • Schlein cerca di rabbonire Conte, dichiarandosi disponibile alle primarie per la scelta del candidato premier (“o si fa come la destra, che candida chi guida il partito con più voti, o ci sono altre modalità”).

In conclusione, la riforma elettorale è una “materia incandescente” usata come arma polemica e che apre una partita politica complessa sia all’interno della maggioranza che tra le opposizioni in vista del 2027.

26 novembre 2025