Massimo Gaggi pubblica sul Corriere della Sera un articolo nel quale evidenzia una nuova e grave frattura all’interno del movimento MAGA (la base conservatrice che sostiene Donald Trump), incentrata sulle regolamentazioni dell’Intelligenza Artificiale (Ai) e sull’atteggiamento verso i giganti della tecnologia.
Sostiene Gaggi: ”La base del mondo trumpiano diffida da sempre dei miliardari schierati con il tycoon: e cresce il fastidio per il sostegno ai loro piani di investimento nei data center e per l’adesione alle richieste di non regolamentazione. Anche le regole sull’intelligenza artificiale finiscono per dividere la destra Maga. Ci sono più restrizioni per aprire un salone di bellezza che per la tecnologia più pericolosa nella storia dell’umanità. Sconfitta al Senato Trump ha provato a far passare una legge pro AI: 99 senatori su 100 hanno votato contro. Penso che con la rivoluzione dell’Ai il denaro diventerà irrilevante Il lavoro sarà un optional, come i videogiochi”
La posizione di Trump e della Silicon Valley
Donald Trump ha aperto le porte ai tycoon della Silicon Valley, sostenendo i loro ingenti piani di investimento nei data center per l’Ai e sposando le loro richieste di non regolamentazione del settore.
- Motivazioni: Trump è convinto, in parte su suggerimento dei giganti tecnologici, che ogni regola rappresenti un freno nella competizione tecnologica con la Cina. Inoltre, i tecnologi nel suo team lo hanno aiutato nello sviluppo del lucroso business delle criptovalute.
- Tentativi legislativi: a luglio, Trump ha tentato di introdurre una moratoria di 10 anni sull’applicazione delle leggi statali sull’Ai, nascosta in una legge di bilancio (Big, beautiful bill). Il tentativo è stato votato dalla Camera, ma bocciato dal Senato con 99 voti contro 1. Ha poi rilanciato un nuovo tentativo di inserire la moratoria nel Defense Bill, argomentando che 50 regole diverse tra 50 Stati creerebbero caos in un settore strategico.
La ribellione della base conservatrice
La base MAGA e i tradizionalisti hanno sempre guardato con diffidenza o ostilità i giganti tecnologici. Il malcontento cresce per il sostegno incondizionato di Trump alla Big Tech.
- L’offensiva degli Stati rossi: diversi grandi Stati a guida conservatrice (come Florida, Texas, Missouri e Utah) sono stati i più attivi nell’introdurre regolamentazioni autonome sull’Ai (es. per la protezione della salute mentale dei minori e per limitare la perdita di posti di lavoro dovuta all’automazione). Questi Stati diffidano della tecnologia e sostengono la limitazione dei poteri federali in favore delle autonomie locali.
- Critiche interne a Trump: il tentativo di Trump di neutralizzare le leggi statali ha sollevato critiche da parte di figure di spicco del Partito Repubblicano, tra cui il governatore della Florida Ron DeSantis, il senatore Josh Hawley, e persino la sua ex portavoce, Sarah Huckabee Sanders (attuale governatrice dell’Arkansas), che ha organizzato una coalizione di 20 Stati conservatori contro la moratoria richiesta dall’ex Presidente.
- L’avvertimento di Bannon: il sovranista Steve Bannon ammonisce che se Trump non cambia rotta rischia di perdere le elezioni del 2026 e le presidenziali del 2028.
In sintesi, l’allineamento di Trump con le richieste di laissez-faire dei big dell’AI sta creando una profonda spaccatura con la base conservatrice e i governi statali di destra, che chiedono maggiore regolamentazione e autonomia, con il rischio di indebolire il fronte conservatore e l’America nel confronto geopolitico con la Cina.
26 novembre 2025








