Gian Antonio Stella, in un’articolo sul Corriere della Sera “Il record di frane, ma è più facile far finta di niente”, mette in luce la drammatica situazione italiana riguardo il dissesto idrogeologico, un problema ignorato da oltre un secolo.
L’autore inizia citando Luigi Einaudi che già nel 1909 denunciava la distruzione delle foreste e le sue conseguenze (rocce nude, frane, inondazioni), auspicando una gestione idraulico-forestale previdente per prevenire disastri. A distanza di oltre un secolo, il rapporto ISPRA conferma queste preoccupazioni: l’Italia detiene il primato europeo con 636.430 frane registrate nella sua storia, e 5,7 milioni di abitanti sono a rischio, di cui 1,28 milioni in aree ad alta o molto alta pericolosità di frane. A questi si aggiungono quasi 7 milioni di persone a rischio alluvioni.
L’articolo sottolinea come, nonostante la possibilità per i cittadini di informarsi sui rischi del proprio territorio tramite la piattaforma idrogeo.isprambiente.it, molti preferiscano ignorare la realtà. Tuttavia, per governatori, sindaci e amministratori pubblici, questa ignoranza non è più un’opzione: devono utilizzare i dati scientifici a disposizione per prendere decisioni informate su costruzioni e prevenzione.
Stella evidenzia un aumento impressionante degli eventi franosi negli ultimi anni, collegandolo non solo all’urbanizzazione, ma soprattutto ai cambiamenti climatici di origine antropica. Viene citato l’esempio di Borca di Cadore, un piccolo comune bellunese con un numero spropositato di frane (135 registrate, più una recente), superando di gran lunga località più grandi come Sarno. La strada Alemagna, che porta a Cortina, è particolarmente a rischio, con la quasi totalità degli edifici e un quarto degli abitanti di Borca a rischio elevato.
Nonostante gli avvertimenti già dal 2009 sulla necessità di interventi (come la vasca di contenimento realizzata a Borca, che ha dimostrato la sua efficacia in un recente evento di pioggia eccezionale), l’autore si chiede se l’entità degli eventi sia davvero “mai vista prima”. Viene richiamata la leggenda dell’Antelao che “lacrima pietre” da secoli, con episodi disastrosi come quello del 1814.
Infine, Stella si sofferma sul peggioramento delle condizioni delle Dolomiti negli ultimi decenni, con il permafrost che si sta sciogliendo anche ad alta quota (sopra i 2.600 metri). Questo fenomeno rende le pareti rocciose instabili, aumentando il rischio di distacchi e frane, un problema che si estende a tutte le Alpi e che si aggrava con le piogge intense. L’articolo conclude con un monito implicito: i dati e la storia ci sono, è tempo di agire.
30 luglio 2025





