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Esteri

I dietrofront di Trump (e la base divisa)

Massimo Gaggi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza un momento di apparente appannamento nell’immagine e nella marcia trionfale di Donald Trump, causato da una serie di clamorosi dietrofront e dalla crescente frattura all’interno della sua base elettorale MAGA.

Suggerisce Gaggi che ”La marcia trionfale di sei mesi fa quando, sostenuto dal coro osannante e compatto dei Maga, poteva permettersi di forzare di continuo i meccanismi delle istituzioni repubblicane, fino a dipingersi come un re e a ipotizzare un terzo mandato presidenziale proibito dalla Costituzione, sembra arrivata al capolinea

I controsensi e i rischi politici di Trump

  • Marce indietro su dazi: Trump è stato costretto a revocare alcuni dazi, ammettendo implicitamente (dopo averlo negato) che questi aumentano i prezzi per i consumatori e hanno contribuito al malessere espresso dagli elettori nel recente voto.
  • Dialogo con Maduro: dopo aver minacciato un rovesciamento armato in Venezuela, Trump ora sembra disposto a dialogare con il regime di Nicolás Maduro, aggiungendo un altro cambio di rotta in politica estera.
  • Scandalo Epstein: il caso più spinoso è la marcia indietro sullo scandalo Epstein. Dopo aver promesso di farlo esplodere, Trump ha smentito l’esistenza di materiale compromettente (“non c’è nulla da pubblicare”), per poi autorizzare il voto sulla pubblicazione dei documenti, da cui sarebbe uscito sconfitto.

La frattura nella base MAGA: puristi vs. pratici

La principale minaccia per Trump non è una crisi della sua presidenza (gode ancora di ampi consensi), ma la divisione interna al movimento MAGA:

  1. I pragmatici: continuano ad assecondarlo, ma temono che stia irritando la base elettorale degli “umili” (forgotten men) a causa dei suoi legami con Wall Street, la Silicon Valley e gli interessi nelle criptovalute.
  2. I “puristi”: un’ala radicale in crescita (soprattutto tra i giovani dell’ultradestra digitale) che è furiosa per il dietrofront su Epstein. Convinti delle teorie cospirative del deep state, si sentono traditi. Sospettano che Trump abbia qualcosa da nascondere, visti i suoi rapporti con Epstein negli anni ’90 e 2000, o che i documenti siano stati manipolati.

La rivolta dei media e dei politici di destra

Il dibattito interno sta emergendo in modo palese:

  • Tucker Carlson, la star TV più amata da Trump, si è detto “disgustato” dai tentativi dei repubblicani di censurare il dibattito interno, accusando il suo stesso schieramento di essere nemico del free speech.
  • Marjorie Taylor Greene, fino a ieri una fedelissima, ha rotto con Trump proprio sul caso Epstein e altro, affermando: “Non sono al servizio di Donald Trump ma di America First.” Trump l’ha definita “traditrice”.
  • Steve Bannon, ex stratega, avverte Trump che “I poveri che ti hanno votato non ne possono più di vederti sempre abbracciato ai ricchi e ai tecnocrati.”

In conclusione, sebbene la presidenza non sia in crisi, la marcia trionfale di Trump sembra giunta a un punto di svolta. I suoi errori e le tempeste ideologiche stanno spaccando il popolo MAGA, creando per lui una “settimana di passione” che culminerà con l’incontro con il leader saudita Mohammed bin Salman, su cui anche i puristi hanno acceso i riflettori critici.

18 novembre 2025