L’Italia può diventare nella difesa di Kyiv la pecora nera tra i grandi d’Europa? Meloni, il treno giusto, la velocità manca
Claudio Cerasa ha pubblicato su Il Foglio un editoriale in cui analizza il sostegno dell’Italia all’Ucraina paragonandolo a un treno la cui direzione è corretta, ma la cui velocità è insufficiente rispetto ai principali partner europei.
Scrive Cerasa che ”la velocità scelta dall’Italia per portare il suo sostegno all’Ucraina è, deliberatamente, un passo indietro rispetto a qualunque altro grande paese europeo impegnato nella difesa di una democrazia aggredita. Ieri l’Ucraina ha sottoscritto una lettera di intenti decennale con la Francia per acquistare materiale dall’industria della difesa francese, tra cui fino a 100 aerei Rafale F4 per l’aviazione da combattimento entro il 2030, radar per sistemi di difesa aerea, missili aria-aria e bombe aeree e anche il mitico sistema di difesa aerea Samp/t, prodotto dalla joint venture fra Thales e le divisioni francese e italiana di Mbda. Giorni fa, Zelensky ha firmato con il governo svedese un accordo per acquistare fino a 150 aerei da caccia Gripen”.
Direzione giusta, velocità insufficiente
- Direzione corretta: il governo Meloni mantiene una linea di sostegno all’Ucraina (il “treno va nella giusta direzione”), nonostante i “sabotaggi politici” interni, in particolare da parte di Matteo Salvini, che ha espresso dubbi sulla continuazione degli aiuti militari.
- Locomotiva a rimorchio: se inizialmente l’Italia era una “fieramente locomotiva,” ora è passata a rimorchio. L’impegno italiano è “deliberatamente, un passo indietro” rispetto ad altri grandi paesi europei.
- Contrasto con i partner: l’articolo evidenzia che Francia, Germania, Svezia e Spagna stanno concludendo accordi militari onerosi e a lungo termine con Kyiv (come gli aerei Rafale, i missili Patriot, gli aerei Gripen), dimostrando una rapidità e un’entità di sostegno molto maggiori.
Le scelte che rallentano l’Italia
L’Italia, pur continuando a fornire aiuti (come il dodicesimo pacchetto in arrivo), mostra una serie di esitazioni che la distinguono negativamente:
- Rifiuto di nuove Iniziative:
- Ha scelto di non aderire al nuovo schema NATO per l’acquisto di armi statunitensi destinate a Kyiv (Purl).Ha espresso contrarietà all’uso di armi italiane per colpire in territorio russo.Ha scelto di restare fuori dalla coalizione F-16 per donare aerei o addestrare piloti ucraini (a differenza di Danimarca, Olanda, Norvegia, ecc.).
- È scettica e resistente (con Slovacchia, Ungheria e Belgio) riguardo alla proposta di utilizzare i beni russi congelati in Europa per finanziare un prestito da 140 miliardi di euro per l’Ucraina.
- Scarso impegno finanziario (ufficiale): secondo il Kiel Institute, l’Italia si colloca intorno al ventesimo posto tra i paesi europei per supporto diretto a Kyiv, avendo impegnato solo lo 0,14% del PIL in aiuti bilaterali (anche se fonti della Difesa indicano la cifra reale come circa il doppio, in quanto segretata).
- Posizione ambigua: la strategia del governo è descritta come un tentativo di giocare un ruolo da ponte tra europeisti ed euroscettici, un “faccio, ma non faccio troppo,” con un sostegno “molto forte a parole e molto meno nei fatti.”
Il rischio della “pecora Nera”
L’editoriale conclude che, se il futuro dell’Europa dipende dalla difesa dell’Ucraina, l’attuale schema adottato dal governo italiano rischia di trasformare la coraggiosa linea del Ministro della Difesa Guido Crosetto in una mera “testimonianza personale e portare a un progressivo disimpegno (un “incubo che per fortuna ancora non c’è”).
Far sì che l’Italia diventi la “pecora nera tra i grandi d’Europa” nella difesa di Kyiv, mettendo in discussione se il whatever it takes necessario per difendere l’Ucraina sia ancora un’opzione per il governo.
18 novembre 2025





