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Esteri

Algoritmi e padroni

Massimo Gaggi pubblica, sul Corriere della Sera, un articolo in cui analizza la complessa partita geopolitica tra Stati Uniti e Cina, evidenziando come, oltre a dazi e terre rare, sia cruciale la battaglia per il controllo di TikTok e della sovranità algoritmica.

Suggerisce Gaggi: ”Nel confronto Usa-Cina giusto concentrarsi su dazi e terre rare, ma attenti a non sottovalutare la partita di Tiktok e della sovranità algoritmica con le sue conseguenze anche politiche. Donald Trump e Xi Jinping si preparano a fare scelte che muovono interessi economici e strategici enormi, fisici, visibili: prezzi che salgono, balzelli da pagare, impatti sulle Borse, merci che spariscono dagli scaffali, produzioni industriali bloccate, ad esempio Ford e Jeep”.

Sintesi dei punti chiave:

  1. L’accordo su TikTok e il controllo algoritmico: ‘accordo imminente su TikTok sposta il temuto controllo algoritmico dalla Cina (che manterrà una quota di minoranza) a una società privata americana.
  2. L’influenza di Trump: il controllo di questa nuova entità sarà nelle mani di figure imprenditoriali vicine a Donald Trump (come Larry Ellison, la famiglia Murdoch e Silver Lake Partners), conferendo al presidente uscente un peso rilevante nella gestione di una piattaforma con 170 milioni di utenti negli USA.
  3. Il peso degli algoritmi: l’articolo sottolinea l’enorme e crescente importanza degli “algoritmi di raccomandazione”, che pur essendo immateriali, influenzano profondamente acquisti, informazione, alterazione della realtà e, soprattutto, la politica (con un impatto sul voto impossibile da misurare e gestito da codici privati e segreti).
  4. Le paure USA e il doppio standard cinese: democratici e repubblicani temevano che TikTok mettesse nelle mani di Pechino uno strumento per raccogliere dati privati e influenzare l’opinione pubblica. L’autore evidenzia il contrasto con la versione cinese di TikTok, Douyin, che censura il dissenso e promuove contenuti “costruttivi” (scienza, studio, lavoro), relegando in secondo piano la “leggerezza” che caratterizza invece la versione USA.
  5. La strategia di Trump: Trump, inizialmente favorevole al bando per rischio spionaggio, ha cambiato rotta, ammettendo che TikTok lo ha aiutato a ottenere il voto dei giovani. Con l’algoritmo in mani amiche, il suo potenziale politico si accresce, specialmente in un contesto dove i social media (spesso in interazione con l’Intelligenza Artificiale) sono diventati il canale prevalente di informazione, superando giornali e TV.
  6. La cessione di Xi Jinping: la Cina ha sfruttato l’influenza sociale di TikTok per cinque anni. Xi Jinping cede ora un’arma diventata “palese” e che può essere usata come merce di scambio per ottenere concessioni su altri fronti. Resta da vedere fino a che punto l’algoritmo, di proprietà cinese e ceduto in licenza, sarà totalmente fuori dalla portata di Pechino.
  7. Il modello cinese di regolamentazione: in Cina, gli algoritmi sono trattati come servizi pubblici regolamentati (utility), con le aziende che devono concordare ogni modifica con un’apposita autorità statale, la CAC (Cyberspace Administration of China). 28 ottobre 2025