Massimo Gramellini scrive un articolo sul Corriere della Sera in cui tratta della vicenda di un giovane cronista d’agenzia, Gabriele Nuziati, che ha posto una domanda scomoda durante una conferenza stampa a Bruxelles alla portavoce della Commissione europea.
La domanda contestata: Nunziati, riferendosi all’affermazione che la Russia dovrà pagare per la ricostruzione dell’Ucraina, ha chiesto se la portavoce pensasse che anche il governo israeliano dovesse pagare per la ricostruzione di Gaza. Il tono era descritto come non provocatorio e persino timido.
La domanda del cronista: «Ci ha detto che la Russia dovrà pagare per la ricostruzione dell’Ucraina. Pensa che anche il governo israeliano dovrebbe pagare per quella di Gaza?».
Sostiene Gramellini: ”Il tono non è provocatorio, tradisce persino una certa timidezza. La portavoce glissa con grande mestiere: «La tua domanda è molto interessante, Gabriele, però al momento non ho una risposta da darti».
La reazione della portavoce: la portavoce ha evitato la risposta definendo la domanda “molto interessante” ma dicendo di non avere una risposta al momento.
Le conseguenze: lo scambio è finito sui social media ed è stato sfruttato dalla propaganda russa, che ha montato un caso. Di conseguenza, l’agenzia di stampa Nova ha interrotto la collaborazione con Nunziati.
La motivazione ufficiale: l’agenzia ha ritenuto il giornalista colpevole di aver posto una domanda “tecnicamente sbagliata”, ovvero di aver osato paragonare chi ha aggredito l’Ucraina a chi è stato aggredito da Hamas.
Gramellini conclude l’articolo esprimendo preoccupazione e brividi al pensiero che un giornalista in un Paese democratico possa perdere il lavoro per aver semplicemente fatto una domanda, a prescindere dal fatto che questa possa essere considerata giusta o sbagliata. Sottolinea inoltre che, ben prima di Nunziati, la Corte Penale Internazionale aveva già messo sullo stesso piano (sebbene in contesti diversi) Putin e Netanyahu.
7 novembre 2025





