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Esteri

L’atlante dell’era di Trump

Goffredo Buccini scrive per il Corriere della Sera una recensione di un libro di Maurizio Molinari, La scossa globale.

L’atlante dell’era di Trump

Buccini parla di una guida ragionata e un atlante per comprendere il caos e l’instabilità generati dal ritorno di Donald Trump sulla scena globale, definendolo il “grande disruptor” o “demolitore d’ogni equilibrio”.

Suggerisce Buccini che c’è con the Donald 2 come: ”un buco nero, l’Ucraina aggredita da Putin. Il vertice di Anchorage, con tanto di tappeto rosso per il dittatore del Cremlino, è uno smacco per tutto l’occidente di fatto non più guidato da un Trump verso cui Molinari si rivela sul punto molto generoso, aprendogli una linea di credito sull’imprevedibilità della «roulette ucraina»: una roulette in realtà truccata, alla quale Putin veste da croupier grazie alla genuflessione costante del presidente americano per ragioni nient’affatto segrete e sulle quali molti saggi e molte inchieste hanno in precedenza detto moltissimo”.

Il nuovo ordine mondiale: la visione di Trump

  • Fine della stabilità: l’era della confortevole stabilità internazionale, paragonata all’età d’oro di Stefan Zweig, è archiviata. Il ritorno di Trump segna la fine del tempo della difesa a oltranza dell’ordine di sicurezza internazionale esistente.
  • Logica tripolare e spartitoria: la visione di Trump aderisce a una logica di spartizione tripolare (USA, Russia, Cina), simile al Concerto delle grandi potenze del 1815, dove a ciascuno è assegnata la sua area di influenza. Ciò spiega il ritorno della dottrina Monroe (predominio continentale USA) e le ambizioni territoriali (es. Groenlandia).
  • Confronto tra potenti: la nuova stagione è caratterizzata dal confronto con quelli che Trump considera suoi pari: Vladimir Putin e Xi Jinping. Molinari si interroga se il futuro sarà di cooperazione (nuova Yalta), contrasto (Terza guerra mondiale) o instabilità tra opposti scenari.
  • Conflitto ibrido e globale: il saggio traccia mappe di un conflitto globale e ibrido su molteplici fronti: spazio, cavi sottomarini, Internet, criptovalute, semiconduttori e terre rare (settore in cui la supremazia è passata alla Cina).

Fattori decisivi per il ritorno di Trump

Molinari analizza le ferite interne che hanno spinto l’America a dare nuovamente fiducia a Trump:

  • Problemi interni: inflazione non domata, insicurezza personale legata a una migrazione non governata e l’insorgenza della cultura woke con la sua tendenza a “cancellare” miti e certezze.
  • I “Sedici Giorni”: L’articolo sottolinea l’importanza cruciale del periodo tra il dibattito con Biden (28 giugno 2024), disastroso per l’allora presidente in carica, e l’attentato a Trump (13 luglio), dal quale il tycoon è emerso con una postura eroica.

Politiche Interne ed Estere dell’Era Trump

  • Interno (Agenda Autoritaria): Il risorto presidente asseconda l’agenda autoritaria di Project 2025 con ordini esecutivi mirati alla persecuzione illegale dei migranti, discriminazioni sulla stampa e battaglia contro i checks and balances (equilibri di potere) della democrazia liberale.
  • Estero (Scontro Commerciale e Geopolitico): Lo scontro col resto del pianeta è commerciale, geopolitico e ricattatorio, con dazi mai visti dal 1930. La mappa di Trump prevede una rotta di collisione con l’Iran (es. bombardamenti siti nucleari, giugno 2025) e, come un “buco nero”, l’Ucraina.
  • Isolamento Occidentale: Il vertice di Anchorage con Putin è un smacco per l’Occidente, che non è più guidato da Trump. L’articolo critica la “linea di credito” di Molinari sull’imprevedibilità della “roulette ucraina”, vedendola in realtà come una roulette truccata in favore di Putin.

Conclusioni: Un’America “First” ma Solitaria

Il panorama internazionale ruota attorno all’inquilino della Casa Bianca: il conflitto israeliano, Hamas, la competizione tra Bin Salman ed Erdogan, gli Accordi di Abramo e l’Europa ridotta al bivio tra cambiamento e irrilevanza totale.

L’America che si vorrebbe “first” si ritrova in una condizione di inquietante solitudine. L’atlante di Molinari non lascia grandi margini di speranza, e si chiude con l’appello papale alla Rerum Novarum 2.0 e a “disarmare le parole”, in un mondo che ha perso la fiducia nella ragione e nella “ricerca della verità”, consegnandosi a un algoritmo.


L’articolo conclude con l’aggiunta di Buccini che Trump potrebbe rivelarsi un clamoroso bluff, rientrando nell’acronimo TACO (Trump Always Chickens Out – Trump si tira sempre indietro).