L’editoriale di Massimo Gaggi analizza le conseguenze del voto di New York sui due principali leader americani, Donald Trump e Barack Obama, e sul futuro dei rispettivi partiti.
Sostiene Sarcina: ”Da un lato l’ira fredda di Donald Trump. Sa di aver giocato male la partita di New York: non è riuscito a far ritirare un candidato repubblicano marginale e, nell’appoggiare Andrew Cuomo, l’ha definito «un cattivo democratico». Non il modo migliore per spingere i suoi fan a uscire di casa per andarlo a votare. Il presidente sa, poi, di aver sottovalutato il malessere economico della gente: il caro vita che ha fatto affondare Biden rischia di essere anche la sua palla al piede”.
Il fronte repubblicano: l’ira fredda di Trump
Donald Trump è descritto come irato e consapevole di aver gestito male la campagna a New York.
- Errori strategici: non è riuscito a far ritirare un candidato repubblicano minore e ha appoggiato il democratico uscente Andrew Cuomo definendolo un “cattivo democratico”, un messaggio poco efficace per motivare la sua base.
- Sottovalutazione economica: Trump ha sottovalutato il malessere economico (il caro vita) che ha penalizzato Biden e che ora rischia di diventare un ostacolo anche per lui.
- Sconfitte preoccupanti: sconcertato dalle sconfitte non solo a New York, ma anche in Virginia, New Jersey e California, Trump punta ora a demonizzare il nuovo sindaco “comunista” Mamdani, sperando in un suo errore o in sue dichiarazioni estreme.
🔵 Il fronte democratico: Il ritorno di Obama
I democratici, precedentemente demoralizzati e senza una guida chiara, vedono ora la concreta possibilità di capovolgere gli equilibri in Congresso. In questo contesto, emerge la figura di Barack Obama.
- Vuoto di leadership: con il “bidenismo” sepolto, Bill Clinton emarginato e Nancy Pelosi che annuncia il ritiro, Obama rimane l’unico leader riconosciuto del fronte progressista.
- Il cambio di rotta: dopo un lungo periodo di assenza, Obama torna in campo perché non crede più che Trump sia un fenomeno transitorio e dubita della tenuta democratica americana. Capisce che le regole del gioco sono cambiate e che bisogna “combattere a mani nude”.
- L’alleanza con Mamdani: Obama è pronto a sostenere Mamdani, il nuovo sindaco di New York, riconoscendolo come il leader di una nuova generazione. Sebbene non concordi su tutta la sua agenda populista e il linguaggio aspro, Obama le riconosce come armi efficaci contro Trump.
- Difficoltà future: nonostante l’alleanza appaia naturale tra i due leader multietnici, ci sono tensioni:
Gli attivisti radicali temono che Obama possa “trascinare Mamdani nel recinto dell’establishment”.
Mamdani chiederà l’aiuto di Obama per rimuovere i veti del partito e aumentare le tasse su ricchi e imprese – una mossa difficile per Obama, criticato in passato per essere stato troppo tenero con Wall Street dopo il disastro del 2008.
7 novembre 2025



