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Esteri

Generazione Zohran

Simona Siri ha pubblicato un articolo in cui analizza la sorprendente e rapida ascesa di Zohran Mamdani, eletto sindaco della più grande metropoli americana (implicito, New York), dopo essere stato quasi sconosciuto persino nel suo distretto di Queens.

La misura dell’incredibile successo di Zohran Mamdani è tutta in un messaggio che arriva da uno che vive nel 36° distretto del Queens, lo stesso da cui il nuovo sindaco – primo musulmano e primo asiatico – ha iniziato la sua carriera politica, eletto nel 2020 all’Assemblea dello Stato di New York: «E pensare che fino a un anno fa non lo avevo mai sentito nominare».

Scrive la Siri: ”Come sia possibile che un politico locale sconosciuto persino ai cittadini che rappresenta sia arrivato ad essere eletto sindaco della più grande metropoli americana è un miracolo la cui dissezione è già in corso al fine di capire quanto e come il suo modello di vittoria sia riproducibile altrove. Da una parte c’è la sua storia personale, certo. La madre indiana, la regista Mira Nair, laureata ad Harvard e residente a New York e il padre professore universitario cresciuto in Uganda – dove Zohran è nato e ha vissuto fino ai cinque anni – fanno di lui l’espressione vivente delle potenzialità di New York, una «città di immigrati, costruita dagli immigrati, alimentata dagli immigrati e, da stasera, guidata da un immigrato», come ha detto a caldo dopo la vittoria”.

La sua vittoria è considerata un “miracolo” dovuto a una “tempesta perfetta” di fattori:

  1. Storia personale: nato in Uganda da madre indiana (la regista Mira Nair) e padre professore universitario, rappresenta la vivente espressione delle potenzialità di New York come “città di immigrati, costruita dagli immigrati, alimentata dagli immigrati e, da stasera, guidata da un immigrato.”
  2. Idee politiche: il suo programma, definito “populismo municipale,” è marcatamente di sinistra e include edilizia popolare, asili gratis, supermercati a prezzi calmierati, espansione dei servizi pubblici, salario minimo a $30 l’ora e aumento delle tasse per le aziende e per i super ricchi. Queste iniziative mirano a una necessaria ridistribuzione economica per una base elettorale diversificata e meno abbiente.
  3. Campagna elettorale: Mamdani ha condotto una campagna gioiosa e inarrestabile, onnipresente sui social media, padroneggiando un linguaggio moderno. È andato ovunque, stringendo mani, visitando mercati, luoghi di culto (moschee e sinagoghe), locali notturni e la metropolitana. Si è posizionato come un cittadino comune, sedendo nei posti economici allo stadio, in netto contrasto con il suo rivale Andrew Cuomo.
  4. Immagine e risonanza: il suo matrimonio con l’illustratrice Rama Duwaji (la più giovane First Lady a 28 anni), celebrato in municipio dopo essersi conosciuti su Hinge e arrivati in metropolitana, ha risuonato con la generazione Millennial e Gen Z.
  5. Contesto favorevole: Mamdani è stato favorito dal trovarsi nel luogo giusto (la città più progressista), nel contesto giusto (periodo di grande disparità economica e insofferenza per i super ricchi), e nel momento giusto, grazie al forte sostegno per la causa palestinese, di cui lui e la moglie sono sostenitori.

La sua vittoria, paragonata al carisma di Barack Obama nel 2008, ha infuso un senso di speranza, creando una coalizione dal basso di giovani, immigrati, pro-Palestina e classi svantaggiate. È riuscito a trasformare l’apatia in un record di affluenza alle urne, coinvolgendo in particolare i giovani maschi, una categoria che si stava spostando verso i repubblicani. La sua campagna è stata descritta come un atto di “socializzazione” per una generazione spesso afflitta dalla solitudine.

L’interrogativo finale posto dall’autrice è se questo modello di vittoria sia ripetibile altrove e se Mamdani rappresenti il futuro di un Partito Democratico percepito come “stanco, vecchio, stantio.”

6 novembre 2025