Questo è il messaggio di Vladimir Putin all’Occidente: pensi a difendersi, invece di pensare a sostenere l’Ucraina», ha detto il ministro della Difesa estone, Hanno Pevkur. Monica Perosino pubblica su La Stampa un articolo nel quale cerca di analizzare il crescente timore dei Paesi Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) nei confronti di una possibile aggressione russa, un’ansia non priva di fondamento storico e alimentata da recenti “provocazioni” di Mosca. Dopo l’ultima incursione aerea di caccia russi nello spazio estone, i Paesi Baltici, che si considerano il “fianco Est” della NATO, hanno trasformato la loro paura in strategia di difesa.
La risposta più immediata al timore di un’aggressione resta la presenza militare alleata. Dal 2016 la Nato mantiene in Estonia, Lettonia e Lituania le formazioni dell’Enhanced Forward Presence: gruppi tattici multinazionali con compiti difensivi e di deterrenza.
La risposta è poliedrica e include:
- Aumento della spesa militare: Lituania, Lettonia ed Estonia hanno superato il 2% del PIL e si attestano tra i più alti investimenti dell’Alleanza.
- Fortificazioni: i tre paesi stanno costruendo una “Baltic Defence Line” con trincee, ostacoli anticarro e bunker lungo il confine con la Russia.
- Difesa ibrida: vengono rafforzate le difese contro attacchi informatici e si costruiscono barriere fisiche contro i flussi migratori “pilotati”.
- Protezione civile: sono stati censiti rifugi e scorte di emergenza, e vengono pianificate e simulate evacuazioni di massa, perché, come suggeriscono le immagini della guerra in Ucraina, i civili sono i primi bersagli.
L’articolo sottolinea che questa paura affonda le radici nella storia di occupazione sovietica e nella vulnerabile posizione geografica dei paesi, che confinano con l’enclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia. La convinzione è che la Russia non si fermerà da sola e che l’unico modo per sopravvivere sia prepararsi al peggio, anche se ciò significa una guerra ibrida e persistente.
21 settembre 2025





