L’America andrà bene «malgrado» Trump: questo il sentiment, un po’ a sorpresa, che emerge dal Forum Ambrosetti. Un economista: «Alla Casa Bianca potrebbe anche esserci Topolino, non cambierebbe»
È la sorpresa al Forum di Cernobbio: l’ottimismo sull’America, in controtendenza rispetto agli umori europei. Per essere precisi l’ottimismo viene soprattutto da esponenti Usa. Ma senza colore politico. Si divide in due correnti: alcuni convinti che l’America andrà bene «malgrado» Trump, altri che il successo Usa sarà anche merito delle sue politiche. Con una prevalenza dei primi. E una spiegazione: il mondo entra in una nuova rivoluzione tecnologica di portata storica, a dirigerla sono ancora e sempre gli Stati Uniti; la Cina tallona, l’Europa no.
Una sintesi dei punti principali sviluppati da Federico Rampini in un suo articolo sul Corriere della Sera:
al Forum Ambrosetti di Cernobbio, a sorpresa, è emerso un diffuso ottimismo riguardo all’economia americana. Nonostante le politiche di Trump, l’America è vista come un modello di sviluppo ancora vincente. Un celebre economista ha sostenuto che l’America non andrà incontro a una recessione e che l’impatto dei dazi sarà meno grave del previsto.
Il motivo principale di questo ottimismo è che gli Stati Uniti sono visti come il paese leader in una nuova rivoluzione tecnologica, che si estende oltre l’intelligenza artificiale (AI). Questa leadership è considerata un fattore strutturale che prescinde da chi sia il presidente in carica.
Un grande investitore ha confermato questa visione, sottolineando come l’AI stia alimentando la crescita statunitense. Ha indicato tre ragioni principali per cui l’Europa è rimasta indietro:
- La tendenza europea a un’eccessiva regolamentazione.
- La frammentazione dei mercati dei capitali europei, che limita la crescita di startup e piccole imprese.
- Il costo elevato dell’energia in Europa a causa delle politiche “Green”.
L’articolo menziona anche un dato negativo recente sul mercato del lavoro statunitense (bassa creazione di posti di lavoro ad agosto), ma ne offre una lettura prudente. Un economista dell’area MAGA, Oren Cass, ha spiegato che la riduzione della crescita dell’occupazione e del PIL è un effetto prevedibile della politica di immigrazione più restrittiva di Trump, che punta a un’economia più sana e sostenibile a lungo termine, anziché gonfiare i numeri con manodopera straniera a basso costo.
L’articolo conclude che, mentre il verdetto su Trump rimane incerto, in Europa si riscontra una tendenza a “negare” la vitalità americana e a rincarare la dose su politiche (più regole, più Stato) che, secondo l’autore, sono la causa della stagnazione.
7 settembre 2025





