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Economia

I “redditi di cittadinanza” regionali ci sono già

Sul sito Il Post si racconta di una campagna elettorale per le regionali che coinvolge un po’ tutti gli schieramenti e sta guadagnando notevole spazio la polemica intorno all’istituzione di strumenti simili al reddito di cittadinanza, ma su scala locale. Sia il presidente uscente della Toscana Eugenio Giani, del Partito Democratico, sia il candidato del centrosinistra in Calabria Pasquale Tridico, del Movimento 5 Stelle, si sono impegnati a creare un sussidio, erogato dalla regione, a favore delle persone in grande difficoltà economica. E lo stesso proposito è stato già manifestato da Roberto Fico del M5S, che sarà con ogni probabilità il candidato del centrosinistra in Campania (manca l’ufficialità), durante una riunione coi propri alleati.

Sussidi regionali, un tema caldo e confuso

Il dibattito sull’introduzione di sussidi al reddito su scala locale è diventato un argomento centrale nelle campagne elettorali regionali, specialmente dopo l’abolizione del Reddito di Cittadinanza nazionale nel 2024. Proposte simili a quelle del vecchio RdC sono state avanzate da candidati di centrosinistra in regioni come la Toscana e la Calabria, ma le critiche dei loro avversari politici spesso ignorano il fatto che strumenti analoghi esistono già in molte regioni, introdotti da giunte di diverso colore politico.


La realtà dei fatti: un caos di misure regionali

L’articolo sottolinea che diverse regioni hanno già implementato le proprie versioni di sussidi, con nomi e meccanismi diversi. Tra gli esempi citati ci sono:

  • Puglia: il “reddito di dignità”, uno dei primi, introdotto nel 2016.
  • Sicilia: il “reddito di povertà”, introdotto dal centrodestra.
  • Sardegna: il “reddito di inclusione sociale”, gestito alternativamente da centrodestra e centrosinistra.
  • Emilia-Romagna: il “reddito di libertà” per donne vittime di violenza.
  • Lombardia: il “reddito di autonomia” per anziani, disabili e famiglie in difficoltà.
  • Veneto: il “Bonus Politiche Attive” per i disoccupati.

Questa frammentazione ha creato un vero e proprio caos, generando differenze significative e disuguaglianze tra i territori.


Polemiche e contraddizioni

Il testo evidenzia le ipocrisie del dibattito elettorale. Un caso emblematico è quello del presidente uscente della Calabria, Roberto Occhiuto (Forza Italia), che critica la proposta del suo avversario, Pasquale Tridico (M5S), pur affidandosi all’assessore Marcello Minenna, che in passato era un forte sostenitore del Reddito di cittadinanza. Inoltre, l’articolo fa notare che un collega di partito di Occhiuto, il presidente della Sicilia Renato Schifani, ha introdotto nella sua regione uno strumento molto simile a quello criticato. Questo dimostra come le posizioni politiche cambino a seconda delle convenienze nazionali o locali.


Efficacia limitata

Un’altra analisi riguarda l’efficacia di questi sussidi. Il “reddito di dignità” pugliese, ad esempio, ha aiutato un numero limitato di persone rispetto al Rdc nazionale. Un esperto di diritto del lavoro, Maurizio Del Conte, spiega che queste misure sono utili per contrastare la povertà, ma non sono efficaci per favorire l’occupazione. Le regioni non hanno le risorse e le capacità per collegare l’erogazione del sussidio a un reale percorso di ricerca di lavoro, una debolezza già presente nel Rdc nazionale e che si ritrova amplificata a livello locale.

In sintesi, l’articolo conclude che il dibattito sui “redditi di cittadinanza” regionali è spesso viziato da ipocrisie politiche, mentre la realtà è che questi sussidi esistono già, ma in un modo disordinato e con un’efficacia limitata al solo sostegno economico, senza riuscire a risolvere il problema della disoccupazione.

2 settembre 2025