Meloni, ossia l’arte del comandare tra arroganza e distrazioni di massa e Meloni toglie Ranucci da Report 2
Claudio Pirola qualche tempo fa su Il Fatto Quodidiano ha scritto un articolo esemplare. Ormai si contano a decine le prese di posizione di un governo che ha decisamente perso la trebisonda. Si impone un’agenda che è, in buona sostanza, una vera e propria operazione di distrazione di massa dai veri problemi del Paese. Queste le parole, da sottoscrivere, di Pirola: ”L’arroganza che la Presidente del Consiglio Meloni sta in modo crescente manifestando umiliando simultaneamente Parlamento (un fastidio…) e Magistratura (un intralcio…) è sintomo evidente di un malessere politico non dichiarato. I dati del resto sono incontrovertibili: produzione industriale in calo da 26 mesi consecutivi, riforme al palo (premierato, autonomia regionale), problema “terzo mandato” per amministratori, caso Santanché (dopo Delmastro, Sgarbi, Sangiuliano), problema trasporti, operazione migranti-Albania (uno sfregio alla Costituzione Italiana), aumento dei suicidi nelle carceri, aumento della povertà individuale, stagnazione del Pil, aumento accise su benzina, sistema sanitario in crescente difficoltà ed altro ancora non contribuiscono a creare un clima di serenità.Quanto costa sterilzzare le accise in Italia? Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha parlato di un miliardo di euro al mese di costo per questo intervento generalizzato. Sembra una somma buttata così, senza far di conto. Piuttosto, alcuni economisti hanno proposto di sterilizzare, piuttosto, l’Iva, per che Bruxelles non accetta di ridurre le accise. In ogni caso potrebbe, il governo, eliminare vecchie accise (per alluvioni varie, per aiutare Tizio, Caio e Sempronio) così la Commissione Europea non farebbe rilievo alcuno. Sulla benzina ci sono accise e tasse che comportanto un aumento del prezzo della benzina. Qualche attento osservatore ha parlato di uno Stato petroliere, dato che quasi il 60% del prezzo della benzina al distributore pagato dagli automobilisti formano un prelievo importanto per la asse dello Stato”.
E si parla della cacciata di Sigfrido Ranucci dalla conduzione della della Rai Report! Della serie ”Le magli sempre più strette del centro-destra sulla televisione pubblica.
Bruxelles non dice semplicemente «non potete diminuire le accise»
Questo è un punto sul quale farei una correzione importante alla premessa.
L’UE non vieta in assoluto la riduzione delle accise.
La direttiva europea stabilisce livelli minimi di tassazione, ma consente deroghe temporanee. E proprio nel 2026 la Commissione ha autorizzato la Spagna a scendere temporaneamente sotto i livelli minimi europei per benzina e gasolio, fino al 30 settembre.
Quindi la questione è più sottile:
Bruxelles accetta interventi temporanei, proporzionati e motivati dall’emergenza; è molto più critica verso una riduzione generalizzata e permanente delle accise.
La Commissione ha infatti sottolineato che gli sconti fiscali non mirati hanno costi di bilancio elevati e possono incentivare il consumo di combustibili fossili.
E questo spiega perché abbia criticato la strategia italiana.
L’idea delle «vecchie accise» è interessante, ma c’è un equivoco
È vero che nell’immaginario italiano esiste ancora la storia delle accise per la guerra d’Etiopia, il terremoto del Belice, l’alluvione di Firenze ecc.
Ma fiscalmente non esistono oggi tanti piccoli tributi separati che il governo potrebbe semplicemente cancellare uno per uno.
Nel corso degli anni quelle imposte sono state incorporate nella struttura dell’accisa sui carburanti. La famosa lista delle «vecchie accise» è quindi più una ricostruzione storica della genesi dell’imposta che un elenco di tributi ancora autonomamente riscossi.
Perciò non basterebbe dire:
«Eliminiamo l’accisa dell’alluvione X e quella del terremoto Y».
Bruxelles guarderebbe all’aliquota finale applicata al carburante, non alla motivazione storica originaria dei singoli aumenti.
Ma gli altri Paesi cosa fanno?
Qui c’è un elemento molto interessante.
Nel 2026 diversi Paesi europei hanno utilizzato riduzioni fiscali temporanee per contenere lo shock energetico.
La Germania, per esempio, ha introdotto una riduzione della tassa energetica sul diesel di circa 14 centesimi al litro. Polonia, Spagna e Svezia hanno adottato anch’esse misure fiscali.
E la Spagna è particolarmente significativa: la Commissione europea ha autorizzato espressamente Madrid a ridurre temporaneamente le accise anche al di sotto dei minimi europei.
Guardando i prezzi alla pompa del 24 agosto emerge una differenza notevole:
| Paese | Benzina €/l | Diesel €/l |
| 🇮🇹 Italia | 1,988 | 2,079 |
| 🇩🇪 Germania | 2,239 | 2,266 |
| 🇫🇷 Francia | 2,038 | 2,199 |
| 🇪🇸 Spagna | 1,705 | 1,829 |
| 🇵🇱 Polonia | 1,481 | 1,686 |
| 🇱🇺 Lussemburgo | 1,727 | 1,922 |
| 🇧🇬 Bulgaria | 1,535 | 1,768 |
Questo dimostra una cosa: non è vero che tutti i Paesi europei tengono le tasse alte per ragioni ambientali e di bilancio. Esistono strategie molto diverse.
Non si dovrebbe fare né una sterilizzazione indiscriminata né quella dell’Iva
La mia proposta sarebbe diversa.
Un meccanismo automatico e temporaneo
Per esempio:
Brent sotto 80 dollari: nessun intervento.
Brent tra 80 e 100: nessun intervento o intervento minimo.
Brent tra 100 e 120: riduzione automatica dell’accisa di 5-10 centesimi.
Brent oltre 120: riduzione di 15-20 centesimi.
E soprattutto: la misura dovrebbe essere finanziata dall’extra-gettito IVA prodotto dall’aumento del prezzo del petrolio.
Questo è il punto che trovo più interessante.
Quando il prezzo industriale aumenta, lo Stato incassa più IVA. Una parte di questo maggiore gettito potrebbe essere restituita automaticamente agli automobilisti, anziché finire integralmente nelle casse pubbliche.
In altre parole:
se lo Stato guadagna di più dall’aumento del prezzo del petrolio, restituisce una parte di quel guadagno al consumatore.
Sarebbe molto più razionale dei continui decreti emergenziali.
Occorrerebbe eliminare progressivamente la rendita fiscale storica
Non eliminerei le accise in blocco: l’Italia non può permettersi di rinunciare strutturalmente a decine di miliardi di entrate senza trovare coperture.
Ma fisserei un obiettivo pluriennale:
ridurre gradualmente la componente fiscale sui carburanti di 5 centesimi ogni anno, finanziandola con:
- revisione delle agevolazioni fiscali inefficienti;
- recupero dell’evasione IVA;
- parte dell’extragettito IVA sui carburanti;
- riduzione di altre spese fiscali meno giustificate;
- maggiore tassazione delle rendite generate dagli shock energetici, quando necessario.
E contemporaneamente sposterei gradualmente il carico fiscale dal consumo di carburante verso le emissioni effettive, così da non incentivare artificialmente i combustibili fossili.
La conclusione
Si ha ragione a chiedere i conti al ministro Fratin. Il problema non è se «un miliardo al mese» sia matematicamente possibile: è che una cifra di questa dimensione deve essere accompagnata da un calcolo verificabile.
E soprattutto non crediamo che la scelta debba essere semplicemente:
accise sì / accise no.
La soluzione migliore sarebbe, a mio giudizio, una sterilizzazione temporanea, automatica e selettiva degli aumenti eccezionali, finanziata in parte dall’extragettito IVA che lo Stato ottiene proprio perché il petrolio è diventato più caro.
Quanto alle accise storiche, invece, non credo che si possa aggirare Bruxelles semplicemente rinominandole o eliminando quelle nate per vecchie emergenze: oggi costituiscono sostanzialmente un’unica componente fiscale e l’UE guarda all’aliquota effettiva. La Spagna dimostra però che una riduzione temporanea può essere autorizzata anche sotto i minimi europei, se adeguatamente motivata e limitata nel tempo.
In definitiva, il vero errore del governo sarebbe continuare con interventi episodici da 15-20 centesimi senza costruire un meccanismo stabile. E il vero errore dell’opposizione sarebbe promettere un taglio permanente delle accise senza spiegare come coprire 5, 10 o 12 miliardi l’anno di minori entrate.
In questo contesto parlare di Sigfrido Ranucci, della sua cacciata da Report, sembra una barzelletta che non fa ridere ma piangere!
30 agosto 2026





