Ecco la sintesi dell’articolo di Paola De Carolis del Corriere della Sera su Tony Blair e il suo ruolo nella consulenza per il futuro di Gaza.
Dalla politica al consulting
L’articolo descrive la parabola di Tony Blair, un tempo icona della “Cool Britannia” e artefice degli accordi di pace in Irlanda del Nord, la cui immagine è stata poi macchiata dalla partecipazione alla guerra in Iraq. Dopo aver lasciato la politica, Blair ha fondato il Tony Blair Institute for Global Change (TBI), un’organizzazione di consulenza senza scopo di lucro che lavora con oltre 40 governi.
Le controversie e il ruolo a Gaza
L’articolo evidenzia diverse consulenze controverse del TBI, come quelle fornite a Mohammed bin Salman (principe ereditario saudita) e ai leader di Emirati Arabi Uniti e Azerbaijan.
La notizia più recente e discussa riguarda la consulenza a Donald Trump sul “day after” a Gaza. Si sollevano dubbi e critiche a causa di alcune proposte contenute nel piano, che secondo le dichiarazioni di Trump, potrebbero includere il trasferimento della popolazione civile. Inoltre, l’istituto di Blair è stato coinvolto in un progetto precedente che ipotizzava la trasformazione della Striscia in una “Gaza Riviera”, con isole artificiali e un nuovo porto.
La difesa di Blair
Di fronte alle polemiche, un portavoce del TBI ha chiarito che l’obiettivo del loro lavoro è sempre stato quello di migliorare le condizioni di vita dei palestinesi e che l’istituto non ha mai avallato l’ipotesi di spostamenti forzati della popolazione. La loro presenza ai tavoli di negoziazione è vista come una necessità per ascoltare e influenzare le decisioni, non per approvare ogni piano discusso.
L’articolo si conclude sottolineando il divario tra l’immagine progressista di Blair negli anni ’90 e la sua attuale attività di consulenza, che lo vede collaborare con figure e regimi controversi e che suscita perplessità per le proposte audaci e controverse sul futuro di Gaza.
29 agosto 2025





