Giusi Fasano ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo, assai curioso, in cui parla della chiusura del gruppo Facebook “Mia moglie”, che contava oltre 32.000 utenti e in cui i mariti pubblicavano, spesso all’insaputa delle loro partner, foto private, anche a sfondo sessuale. La decisione di Meta è arrivata dopo numerose segnalazioni e proteste, a partire da quella della scrittrice e sceneggiatrice Carolina Capria.
L’articolo riporta alcune testimonianze significative:
- L’architetto in pensione: Un ex amministratore comunale si giustifica definendosi un “voyeur” e negando di aver pubblicato foto. Pur ammettendo di aver visionato il gruppo per “noia”, minimizza la sua partecipazione, pur dimostrando una conoscenza dettagliata dei contenuti. Afferma che un marito che pubblica le foto della moglie senza il suo consenso la considera un “oggetto”.
- Le richieste e i commenti degli utenti: L’articolo cita esplicitamente alcuni dei commenti che mostrano la mercificazione e l’oggettivazione delle donne. Si parla di “body count”, paragonando le mogli a veicoli con pochi chilometri, o di suggerimenti espliciti e volgari su come approcciare le donne nelle foto.
- La testimonianza di una vittima: L’articolo si conclude con il toccante racconto di una donna che ha scoperto, solo in un secondo momento, che il marito aveva pubblicato le sue foto private, sentendosi “spezzata in due”.
Nonostante la chiusura del gruppo, i membri più attivi hanno già annunciato la loro migrazione su altri social e la creazione di nuovi gruppi privati. L’articolo sottolinea come queste dinamiche riflettano una visione misogina e sessista, definendo questi uomini come “figli sani del patriarcato”.
22 agosto 2025





