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Editoriali

La Banda dei Sette

di Antonello Catani

La comitiva alla Casa Bianca dei cosiddetti “Volenterosi”, chiamati anche “Nani volanti“ da un commentatore britannico non allineato (George Galloway) è lo specchio della palude di ipocrisia e malafede in cui è precipitata l’Europa in particolare in quest’ultimo ventennio grazie anche alla progressiva estensione ed espansione di due destabilizzanti  e strutturalmente incongrue entità: NATO e UE.

       Il perché i “Sette Nani”, fra i quali vi erano anche il presidente della Finlandia e il patetico Segretario della NATO, si siano precipitati a Washington per sostenere come balie il loro enfant-furfante matricolato (alias Volodymyr Zelenski) ha a che vedere con il vertice a due Putin-Trump, da cui i Sette Nani sono stati esclusi con grande smacco e scandalo. Colmo del panico e dello sgomento: la cordiale accoglienza a Putin e la disponibilità di Trump ad accogliere le richieste di Presidente russo per mettere fine al conflitto. Esse sono del resto note già da tempo: niente ingresso NATO, neutralità dell’Ucraina, acquisizione permanente della Crimea e del Donbas. Più che richieste, si tratta dell’unica logica e razionale soluzione.

     Ora, a parte i sorrisi e i minuetti del politicamente corretto, il suddetto incontro fra i vari personaggi europei e Donald Trump è importante per le cose taciute piuttosto che per quelle dichiarate. Sugli antecedenti e origini del conflitto, classificato dagli ipocriti e dagli ignoranti come un’indebita “aggressione” nessun riferimento. Il parallelo con Cuba e la tentata istallazione dei missili Sovietici avrebbe dovuto smantellare da anni la narrativa di “un’aggressione russa.” Di fatto, mentre i Sovietici si ritirarono da Cuba, NATO e Stati Uniti hanno invece continuato a premere alle porte della Russia con ogni possibile tipo di istallazione militare, anche dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia.

     L’anfitrione si è dunque ben guardato dal riconoscere il ruolo infausto e incendiario dell’estensione della NATO a est e la reale natura delegata del conflitto, che è sempre stato un conflitto non fra Ucraina/Europa e Russia ma in realtà fra Stati Uniti e Russia. Sfruttando l’arrendevolezza e incoscienza ma anche furberia ucraina – molti si sono arricchiti grazie agli aiuti euro-americani – gli Europei si sono intrufolati nel pasticcio sia per la loro patetica russofobia e sia perché così dettava “il vento atlantico”. Di fatto erano e sono degli intrusi, che hanno utilizzato il conflitto come un utile paravento per i loro marasmi interni e quindi per legittimare friabili posizioni di potere. Gli esempi della faccendiera Ursula von Der Leyen, dell’intrigante Keir Starmer, del bellicoso Emmanuel Macron o del sinistro Friederich Merz cadono in proposito. Ciò che li accomuna è una totale assenza di credibilità e di spessore politici. Sono lì grazie a manovre di corrente e miopia dell’elettorato. Non solo delle nullità politiche ma anche dei pericolosi intriganti allo sbaraglio. Punto.

    Di fronte alla “Carovana dei Volenterosi”, il cui reale intento era e rimane quello di impedire ad ogni costo un riavvicinamento Russia-Stati Uniti e la fine di un conflitto che si protrae solo grazie alle smanie dei guerrafondai di ogni provenienza e colore, Donald Trump avrebbe quindi potuto essere franco e assertivo. Avrebbe cioè potuto dichiarare senza cerimonie che gli Stati Uniti, che diedero luogo al conflitto con l’insensata estensione della NATO, sono anche gli unici ad avere voce in capitolo e che quindi gli Europei la smettano di fare baccano e si adeguino agli eventi e alle decisioni di Washington. Al massimo, un rinfresco, delle tartine, un caffè e un arrivederci.

     Magari sarebbe stato contrario alle tradizioni, poco diplomatico e dirompente, ma in tal modo egli sarebbe stato più efficace e avrebbe eliminato i palesi tentativi di sabotare le sue intenzioni di riavvicinamento alla Russia. Purtroppo non lo ha fatto. Ha abbaiato, ma poi ha finito per scodinzolare. A parte la sua natura erratica, una delle ragioni del perché si sia piegato a giustificare in qualche modo i suoi progetti e di fatto a negoziare con i suoi ospiti è la folla degli ostinati russofobi, veri e propri malati patologici, che popola entrambi i Partiti. Una moltitudine che affretterà l’implosione dell’Impero americano per ostinata arroganza. Il Basso Impero si è già consolidato in Europa. Negli stati Uniti sta maturando.

     Il risultato del surreale incontro alla Casa Bianca, condito da bonomie a dir poco inattendibili e intriso di ostinate ipocrisie, è stato pertanto un vago rimandare a nuovi incontri, magari a tre, senza che però il nocciolo duro del problema sia stato affrontato. I vari faccendieri europei hanno mostrato fino a che punto desiderano proteggere e sostenere un personaggio (l pseudo Presidente dell’Ucraina e il suo ultra-corrotto regime) a cavallo fra la millanteria e la pura furfanteria. Trump, ha per l’ennesima volta provato di essere un “Re tentenna” e poco affidabile. La cosa non deve sfuggire a Vladimir Putin e a certi suoi scaltri collaboratori come Lavrov o Ushakov.

     In questo contesto, dati i protagonisti euro-atlantici e il carattere del commediante di Kiev, quella di una rapida cessazione del conflitto e soprattutto delle sue reali radici, rimane per il momento solo un’ipotesi scarsamente realistica.

20 agosto 2025