L’Europa ora limiti i danni
Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera analizza le conseguenze del recente accordo sui dazi tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti. L’autore definisce l’intesa come “la peggiore nella storia dell’Unione Europea” e sottolinea come il compito principale ora sia quello di gestire i danni.
I dazi e le reazioni
L’accordo ha imposto una tariffa del 15% su circa il 70% delle merci europee esportate negli Stati Uniti. L’autore evidenzia che, pur essendo stato criticato da associazioni di imprenditori che prima supportavano l’approccio cauto di Ursula von der Leyen, il mondo produttivo ora si concentra su come limitare le perdite.
La diplomazia del “rattoppo”
Sarcina descrive una complessa opera di “rammendo” che potrebbe durare mesi, in cui i negoziatori della Commissione, insieme ai singoli governi e alle aziende, cercheranno di ottenere sconti parziali o totali sui dazi per specifici settori e prodotti. Questo lavoro viene paragonato a un “gran bazar” dove ciascuno cerca di tutelare i propri interessi, come nel caso delle 57 associazioni industriali statunitensi che hanno messo in guardia l’amministrazione Trump dai potenziali danni economici.
Le conseguenze politiche e le future sfide
L’autore sostiene che il danno politico è incalcolabile. L’intera vicenda ha ridimensionato la Commissione Europea e indebolito la credibilità dell’UE a livello geopolitico, influenzando negativamente anche altri dossier internazionali, dall’Ucraina a Gaza. Sarcina sottolinea la necessità di una profonda riflessione sulla vulnerabilità dell’UE e ripropone argomenti noti, come il superamento dell’unanimità nelle decisioni, l’attribuzione di maggiori competenze alle istituzioni europee e un ruolo più centrale per il Parlamento Europeo.
Il dibattito in Italia
Nell’editoriale, l’autore critica l’attuale dibattito politico italiano, giudicandolo poco costruttivo. Il centrodestra minimizza la situazione sostenendo che “sarebbe potuta finire peggio”, mentre il centrosinistra si concentra sulla presunta sudditanza di Giorgia Meloni nei confronti di Trump. Sarcina conclude che queste posizioni non permettono di fare il necessario salto di qualità nel dibattito pubblico.
La tesi di Greer e la realtà economica
Infine, Sarcina smonta la tesi dell’inviato speciale di Trump, Jamieson Greer, che attribuisce l’indebolimento della manifattura americana all’Europa. L’autore mostra che l’economia statunitense si è semplicemente trasformata, virando verso i settori digitale, dell’innovazione e dei servizi. Sarcina conclude sottolineando che i dazi punitivi non hanno un reale fondamento economico o politico e dovrebbero invece spingere l’Europa a costruire un’unione più forte e solida per il bene di tutti.
8 agosto 2025




