Lucrezia Reichlin ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza la situzione geo-politica che coinvolge (e scoinvolge) l’intero pianeta.
Esordisce la Reichlin: ”Il 2026 si apre con un inquietante contrasto tra stabilità economica e incertezza geopolitica. Gli Usa arrivano al 2026 in una posizione relativamente solida. Dopo un 2025 migliore delle attese, sostenuto da consumi ancora robusti e da un ciclo di investimenti legati all’intelligenza artificiale, lo scenario di base resta quello di un rallentamento ordinato: crescita intorno al 2%, inflazione ancora sopra il 2%, tassi in calo solo graduale. È il cosiddetto atterraggio morbido. Ma si tratta di una resilienza selettiva, concentrata in pochi settori, con un’inflazione che rischia di restare persistente anche per effetto dei dazi, che intaccano il potere d’acquisto e possono influenzare il clima politico in vista delle elezioni di midterm di novembre. Un quadro non privo di rischi ma migliore delle attese. Anche le prospettive di crescita europea sembrano relativamente benevole, spinte dall’aumento della spesa pubblica in Germania”.
1. Il contrasto: resilienza economica vs. caos geopolitico
Mentre gli Stati Uniti godono di un “atterraggio morbido” (crescita al 2% e investimenti nell’IA) e l’Europa evita la recessione grazie alla spesa pubblica tedesca, il mondo è diventato più frammentato. La politica ha preso il sopravvento sull’economia e le regole internazionali non valgono più per le grandi potenze.
2. Il declino delle regole e il caso Maduro
L’autrice cita il rapimento di Nicolás Maduro come evento simbolo del 2026: un’operazione unilaterale americana compiuta al di fuori del diritto internazionale. Il fatto che gli USA agiscano senza conseguenze diplomatiche segnala la fine del multilateralismo. Di fronte a ciò, l’Europa si è dimostrata incapace di reagire, confermando la sua marginalità.
3. La vulnerabilità europea
La debolezza dell’Europa è strutturale e politica, non ciclica:
- Dipendenza e difesa: manca un mercato unico della difesa e le regole di bilancio rigide frenano gli investimenti necessari.
- Tecnologia e scala: l’Europa produce innovazione ma non “campioni industriali”. Mentre USA e Cina investono su scala continentale in IA e semiconduttori, l’Europa resta frammentata e priva di massa critica.
- La trappola dei dazi: il commercio internazionale è diventato un’arma di potere (soprattutto per Trump) e non più uno spazio di cooperazione.
4. Il bivio strategico tra USA e Cina
L’UE è schiacciata tra un’America transazionale e una Cina che è contemporaneamente partner, concorrente e rivale.
- Cina: è centrale per la transizione verde, ma la sua sovrapproduzione mette in crisi l’industria europea.
- Rischio: senza una strategia unitaria, l’Europa rischia di oscillare tra la sottomissione a Washington e aperture caotiche verso Pechino, diventando solo un campo di battaglia altrui.
In sintesi: la tesi di Reichlin è che l’Europa non debba solo preoccuparsi della crescita, ma debba decidere cosa vuole essere. La traiettoria attuale è quella di un declino causato dall’incapacità di agire come un blocco unico in un mondo che ha smesso di seguire le regole.
6 gennaio 2026





