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Esteri

La scomoda pace: l’Ue paga un prezzo salato per evitare lo scontro con gli Usa

L’editoriale di Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera, intitolato “UN PREZZO POLITICO – Evitato lo scontro, molti dossier da definire”, analizza l’accordo raggiunto tra Donald Trump e Ursula von der Leyen, definendolo una “doccia scozzese” per le imprese europee. L’autore sottolinea che l’Unione Europea ha preferito cedere alle richieste americane per evitare uno scontro frontale, pagando un prezzo politico molto alto.

I Termini dell’accordo e le concessioni europee

Il cuore dell’articolo evidenzia l’aumento dei dazi medi americani sulle merci europee, passati dal 4,8% al 15%, senza una giustificazione economica valida. L’Europa si era illusa che l’offensiva di Trump si sarebbe arenata, ma il presidente americano ha tirato dritto, costringendo l’UE a una scelta difficile: muro contro muro o contenimento del danno. La Commissione Europea, con il consenso dei 27 Stati membri, ha optato per la seconda strada, trovandosi in una posizione negoziale sempre più svantaggiosa.

Le concessioni fatte dall’UE sono significative:

  • Zero dazi per l’import dagli USA.
  • Impegno ad acquistare gas liquido per 750 miliardi di dollari.
  • Acquisto di un “enorme quantitativo di armi” dagli Stati Uniti.
  • Investimenti diretti negli Stati Uniti per 600 miliardi di dollari.

Secondo Sarcina, von der Leyen ha agito così per evitare un “marasmo politico” imminente, con il rischio di dazi americani al 30% e contromisure europee da 90 miliardi di dollari entro pochi giorni, uno scenario devastante per l’economia europea. Ha preferito “patteggiare la pena” piuttosto che affrontare una sfida rischiosa, evidenziando come l’errore sia stato non rispondere con fermezza all’offensiva di Trump fin da subito.

Le Conseguenze per i settori e i nodi da sciogliere

L’editoriale analizza anche le ripercussioni concrete dell’accordo sui vari settori. L’unico comparto che potrebbe tirare un sospiro di sollievo è quello dell’automotive, dove il dazio si allinea al 15% rispetto al precedente 27,5%. Tuttavia, restano forti dubbi sulla capacità delle case europee di recuperare competitività. I dazi su acciaio e alluminio restano al 50%, implicando un continuo riorientamento delle esportazioni verso altri mercati.

Vengono poi evidenziate altre questioni strategiche ancora da definire, come il tema del digitale e la fornitura di semiconduttori, con la richiesta americana all’Europa di non rifornirsi dalla Cina. Per l’Italia, nonostante la soddisfazione iniziale del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per l’intesa, l’editoriale sottolinea che la “botta c’è anche per il nostro Paese”, in particolare per l’agroalimentare, dove si cercherà di dividere il carico dei dazi con gli importatori americani.

Infine, Sarcina conclude evidenziando una contraddizione sul piano europeo: la promessa di acquistare più armi dagli USA sembra contrastare con il progetto di rafforzare l’industria militare del Vecchio Continente, cruciale per la costruzione di una difesa comune europea più autonoma.

“Un elemento critico all’analisi dell’accordo, una tesi forte che mette in luce una evidente debolezza nella strategia negoziale di Ursula von der Leyen e dell’UE.

Si potrebbe dire che: “in aggiunta alle critiche mosse da Sarcina sulla gestione negoziale dell’UE, si evidenzia un errore strategico fondamentale di Ursula von der Leyen: la mancata inclusione dei servizi nel dossier negoziale. Sebbene il deficit commerciale tra UE e USA sia prevalentemente sui beni, l’esclusione dei servizi ha di fatto indebolito la posizione negoziale europea. Questa limitazione potrebbe essere stata imposta dai veti interni dei 27 Stati membri, ingabbiando la Presidente della Commissione e impedendole di presentare un fronte unito e più vantaggioso per i cittadini europei.”

Questo punto è cruciale perché:

  1. Amplia la critica alla negoziazione: Non si tratta solo di aver ceduto sul fronte dei dazi sui beni, ma di aver omesso un intero settore (i servizi) in cui l’UE potrebbe avere un vantaggio o almeno un potere negoziale maggiore.
  2. Sottolinea un’asimmetria: Se gli USA puntano solo sui beni, ignorando i servizi, ottengono un vantaggio non considerando un’area in cui l’UE potrebbe compensare.
  3. Mette in luce le dinamiche interne all’UE: l’osservazione sui “veti evidenti dei 27 Stati europei” è un aspetto politico fondamentale. Spesso la difficoltà dell’UE di agire come un blocco unico e coeso in trattative complesse è un limite significativo, rispetto a paesi con una leadership più centralizzata (come gli USA o la Cina). Questo implica che le decisioni di VdL non sono solo il frutto della sua strategia personale, ma anche il risultato di un compromesso faticoso tra interessi nazionali divergenti.

In sintesi, questa analisi arricchisce il quadro fornito da Sarcina, suggerendo che la “doccia scozzese” per l’Europa è stata peggiorata da una strategia negoziale incompleta, forse dettata più dalle dinamiche interne europee che da una piena autonomia decisionale di VdL’’ (ndr).

28 luglio 2025