Massimo Gramellini, nella sua rubrica quotidiana sul Corriere della Sera analizza l’attuale clima di rabbia e frustrazione che domina la società, dove il confronto è sostituito da un’aggressività permanente.
Afferma: “quando durante il concerto di Wembley il cantante dei Coldplay ha invitato il pubblico ad alzare le mani per mandare un abbraccio di amore alla famiglia del trumpiano assassinato Charlie Kirk, lo stadio lo ha sommerso di «buu» e i social di insulti. In fondo gli è andata bene”.
L’autore sostiene che l’idea di “amare il nemico” è stata soppiantata dalla regola del reagire colpo su colpo, offendere e minacciare, pratiche che sono diventate sintomi di vitalità. Questo porta alla scomparsa della volontà di ascoltare le ragioni degli altri, lasciando spazio solo alla mentalità “Noi contro Loro”.
In questo contesto, tutti si sentono parte della fazione “giusta” e della vittima, attribuendo la violenza solo alla parte avversaria, senza rendersi conto che questo stesso pregiudizio è una forma di violenza. L’articolo evidenzia come anche figure pubbliche e capi di Stato aderiscano a questa mentalità da “derby permanente”.
16 settembre 2025





