Dignità regale e meschinità repubblicane

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      Alcuni giorni fa, l’ex-re Costantino II di Grecia è morto in un ospedale ad Atene.
Nonostante egli sia stato a tutti gli effetti un capo di Stato, almeno dal 1963 al 1967,
anno in cui partì in esilio, il Governo greco non gli ha concesso un funerale coerente
col ruolo da lui detenuto, sostenendo che avrebbe ricevuto solo esequie da “cittadino
privato”.
     Sembrerebbe solo uno dei tanti fatti di cronaca, così spesso scandìta da morti e
bizzarrie. A leggere meglio, l’evento in questione e i funerali dell’ex-re sono stati
carichi di un complesso simbolismo e hanno riportato alla ribalta un vecchio
scheletro nell’armadio della storia recente della Grecia, che contrasta con l’auto-
ritratto narcisistico e auto-elogiativo che quest’ultima non manca di proiettare ad ogni
piè sospinto, ovvero quello di “culla della civiltà europea)”, di cui sarebbe l’auto-
proclamata erede.
     Di fatto, oltre che dettata da gretti calcoli politici in vista delle prossime
elezioni,  la decisione si è rivelata infelice e incredibilmente goffa: undici re ed ex-
capi di Stato si sono comunque riversati ad Atene per assistere al funerale del
supposto “cittadino privato”. Cosa ancora più surreale, non risulta che vi sia stato il
benchè minimo incontro fra costoro e il Primo Ministro greco. A meno che ciò non sia
avvenuto dietro le quinte, cosa che non farebbe che accrescere il surreale e il
ridicolo. Ad accogliere quindi di fronte alla cattedrale di Atene i vari re e regine non vi
era il primo cittadino del Paese ma il figlio dell’uomo che per tanti versi voleva essere
ignorato. Una situazione assurda e da un punto di vista banalmente protocollare e
diplomatico a dir poco anomala. In un Paese che ha concesso funerali di Stato ad
attrici (Melina Mercuri) e musicisti (Mikis Theodorakis) oltre che primi ministri
(Papandreou padre e figlio), appare singolare che invece tale tributo sia stato negato
all’ultimo membro di una famiglia che regnò in Grecia per cento anni. Perché tale
rifiuto per un uomo che da 50 anni aveva accettato il plebiscito repubblicano del
1974 e si era messo discretamente in disparte, nonostante lo Stato greco si fosse
appropriato, con l’avvento della Sinistra nel 1993, delle varie residenze personali
della famiglia e avesse anche privato l’ex-re della cittadinanza? Da notare che
qualche tempo fa, anche un attore come Tom Hanks, ha ricevuto la cittadinanza
greca, non si sa bene a che titolo.
      Le stranezze sopra menzionate appaiono ancora più evidenti se si confronta il
comportamento del Governo greco con quello mostrato dal Governo austriaco in
occasione di una situazione analoga: la morte dell’ultimo arciduca ereditario di
Austria-Ungheria, Ottone di Asburgo-Lorena, morto nel 2011. Nonostante fosse stato
esiliato nel 1919 e la sua dinastia avesse portato l’Impero alla dissoluzione e alla
sconfitta, alla sua morte egli fu sepolto con straordinari onori di Stato, con cerimonie
funebri durate tredici giorni in varie nazioni prima parte dell’ex-Impero austro-
ungarico. Due percorsi umani assai simili eppure con epiloghi di differente
generosità civica e stile umano. Del resto, addossare gli eventi della dittatura dei
Colonnelli a un giovane imberbe, che suo malgrado si ritrovò a dover  regnare a 23
anni e che comunque si dissociò dalla Giunta auto-esiliandosi, costituisce a tutti gli
effetti un ipocrita capro espiatorio, esonerando altri e ben più scaltri protagonisti
dell’epoca.        Quello che conta è quindi che Ottone di Baviera fu sepolto con onori militari e la
processione funebre fu lunga oltre un chilometro. Nel caso di Costantino II, al
contrario, nessuna processione e le imponenti misure di sicurezza attorno alla
Cattedrale di Atene e sul luogo del seppellimento sono state forzatamente imposte
dalle presenze sopra citate di vari re e regine. Se i canali televisivi greci hanno
mostrato la cerimonia funebre, è stato tuttavia solo un canale spagnolo a riprendere
senza risparmio qualcosa che verosimilmente poteva irritare i denigratori più
impenitenti della monarchia: le migliaia di individui che si sono recati ad onorare il
feretro in una chiesetta vicina alla cattedrale. Quello che doveva essere un
funerale  privato ha insomma finito per diventare un evento che ha travolto decennali
pudori e tabù che riguardavano la menzione stessa del termine Basiliàs (re), sempre
sostituito e inghiottito da un sibillino teos (ex-). Così era infatti sempre menzionato
Costantino II: “l’ex-“
     Insomma, perché tanta agitazione, disagio e per così dire timore di un fantasma
che sembra affliggere la mentalità collettiva dei Greci moderni? Appare significativo
che i vari commentatori locali abbiano con monotonia reiterato il concetto che “la
storia è stata scritta” e che il risultati del referendum del 1974 “non si toccano”.
Insistenza e ripetizione che suonano come una sorta di scongiuro sul tema. Tutte
queste manifestazioni tradiscono una vera e propria in incapacità di fare i conti con
la propria storia al di sopra delle faziosità e dei populismi che hanno intossicato gli
eventi recenti della Grecia almeno da Venizelos in poi, per non parlare delle rovinose
derive del populismo dei leaders che lo seguirono. Le ultime generazioni greche
hanno quindi subìto un costante lavaggio del cervello e sono così vissute all’ombra
di tale populismo, ultimo retaggio di quello più sinistro e atroce che seminò decine di
migliaia di morti durante la guerra civile. Non stupisce quindi che ancora oggi
esistano coloro che sostengono che Costantino II “non era greco” (sic!), anche se
era nato in Grecia come suo padre.
      La verità è banalmente che i Greci o una buona parte di essi non accettarono
mai la monarchia, bavarese o danese che fosse, anche se poi, ironicamente,
accettarono la di fatto monarchia delle dinastie politiche greche che governarono il
Paese per generazioni (vedi i vari Papandreou, i Mitsotaki e altri). Monarchie, queste
ultime, assai più devastanti dal punto di vista sociale, culturale e psicologico, perché
consolidarono miopie, ingratitudini e stravolgimenti storici fino a farne uno zoccolo
duro. Del resto, non si tratta di novità. Già nel 1881, un diplomatico francese, Henry
Belle, scriveva in un suo libro sulla Grecia (Trois ans en Grèce) che il Parlamento
greco aveva solo delle funzioni formali e che il vero potere era esercitato da delle
famiglie che si avvicendavano da una legislazione all’altra. Di fatto, nulla è cambiato.
Il termine ingratitudine appare appropriato. Fino al 1821, anno della rivoluzione
greca, la Grecia era stata una provincia ottomana ed Atene aveva15.000 abitanti, di
cui la metà Turchi. Fu la successiva istituzione di un regime monarchico, voluto e
sostenuto dalle Grandi Potenze dell’epoca, soprattutto la Gran Bretagna, a porre fine
all’anarchia dei primi rivoluzionari, molti dei quali erano stati dei veri e propri briganti,
salvaguardando quindi la conquistata indipendenza nazionale dei Greci.
Indipendenza e identità nazionali conquistate ma anche “create” ex-novo, visto che
prima di allora non era mai esistita una Grecia come entità politica nazionale, cosa
che la mentalità collettiva greca fa finta di ignorare. In altre parole, tre quarti della“storia nazionale” greca sono stati vissuti, nel bene e nel male, in un regime
monarchico e un solo un quarto, l’ultimo periodo, in regime repubblicano impregnato
di populismi di varia specie. Ignorare i suddetti “tre-quarti” e non riconoscere il loro
contributo storico è all’origine dei tabù e delle psicosi riguardo alla monarchia.
     Fra gli stravolgimenti e deformazioni sopra menzionati vi è ovviamente
l’esasperazione dell’eccezionalismo greco, che in realtà nasconde il disagio della
Storia ovvero il vuoto di quella degli ultimi 15 secoli e l’alienazione in un passato
lontano di 2500 anni. Ciò spiega in parte l’ostinazione e la petulanza con cui in
particolare negli ultimi anni la Grecia ha rivendicato i fregi del Partenone, i cosiddetti
“Elgin Marbles”, prelevati da Lord Elgin con un firmano (decreto ottomano) e poi
acquistati dal British Museum nel 1816. I Greci di allora non vi fecero alcun caso.
Ironicamente, l’unico a lamentarsi fu un inglese: Byron! Le attuali rivendicazioni dei
marmi perdono del resto totalmente di credito, se si pensa che il Partenone, con
sicuro sdegno di Fidia, ha ricevuto in questi anni un pavimento di…. cemento per
facilitare l’accesso dei disabili! Una delle derive del populismo di cui sopra. Non è a
questo punto una coincidenza il fatto che proprio un ex-direttore del Museo di Atene,
il Dr. Dimitris Michalopoulos,  abbia recentemente affermato: “Dato che conosco
bene la situazione dei musei greci, sono convinto che i Marmi del Partenone siano
meglio preservati nel British Museum piuttosto che in qualsiasi museo greco.”
Affermazione che contraddice brutalmente le velleitarie petulanze a proposito dei
marmi.
      Ritornando ora a Costantino II, paradossalmente, morendo, egli ha finalmente
ottenuto, almeno per poco, l’attenzione e il riconoscimento che gli sono stati negati
per decenni. La discrezione con cui ha vissuto per cinquant’anni suona ben più
onorevole della faziosità e miopia di chi ha cercato di farlo passare per un cittadino
qualsiasi. Sotto molti aspetti, la sua traiettoria umana è stata un classico paradigma
sostanzialmente tragico – dalla gloria e dal potere all’esilio – tuttavia accettato con
dignità, quella che manca a tanti uomini politici in giro per il mondo. In realtà, che gli
piacesse o meno, i Greci hanno dovuto seppellire “un re”. Forse, è un modo per
iniziare a fare i conti con la Storia.

Antonello Catani, 16 gennaio 2023

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Vergogne italiche e oltre

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     Gli “alleati” non sbarcano nel Mediterraneo, ma le sue navi e aerei lo hanno "invaso". Il termine è obbligatorio, salvo cedere all'ipocrisia. Isole blindate, porti assediati, spazi aerei chiusi, aerei costretti a cambiare itinerari. Chi sono costoro? Forse dei Cinesi, Marziani, Alieni? No, sono le forze armate, navali e aeree della famigerata NATO, fossile radioattivo e devastante che, anziché estinguersi, si è invece ingigantito e ha proliferato come un cancro. La cosa surreale è che alle esercitazioni e all’invasione dei porti, come quello di Cagliari, partecipano anche unità della marina e aviazione italiana. 

     Il colmo del grottesco: l’Italia si auto-assedia. Succube, come lo era un tempo della Germania nazista e delle megalomanie mussoliniane. Se non fosse una vergogna, sarebbe surreale.

     Di fronte a un fatto così inaudito, ci sarebbe da attendersi che l’evento sia perlomeno menzionato dalla stampa italica. Ma i titoli di testa di quotidiani come La StampaLa Repubblica o Il Corriere della Sera, parlano di tutt’altro, non ne accennano minimamente. I soliti pettegolezzi pseudo politici da quotidiani di provincia. Oscurità completa. La cospirazione del silenzio, analoga a quella che in Gran Bretagna circonda il Brexit: vietato parlarne, sia a Westminster che alla Bank of England, anche se gli effetti negativi, economici, commerciali, burocratici e sociali del Brexit sono ormai palesi e minacciano di aggravarsi in futuro. Il parallelo di tale omertà con quella che circonda i disastri provocati dalla Nato in quest’ultimo anno horribilisè difficile da respingere.

      L’ostinazione, la miopia e la stupidità con cui le nazioni europee appartenenti alla NATO stanno partecipando alle cosiddette “esercitazioni deterrenti della difesa (sic) europea” sono l’ennesimo regalo-inchino a un’America sempre più destabilizzante e guidata da un presidente farfugliante e che a stento si trascina sulle gambe. Guarda caso, proprio l’ex-candidata presidenziale Tulsi Gabbard ha in questi giorni paragonato Joe Biden a Hitler, accusando i Democratici di essere “a cabal of warmongers“ (una cricca di guerrafondai). E la signora non è né russa né cinese, ma americana…      

      La cosa ironica è che sono Paesi con una fedina penale non molto democratica ad opporsi agli Stati Uniti. Lo schiaffo saudita dell’aumento del prezzo del gas riservato all’America proprio alla vigilia delle elezioni di novembre ne è un esempio. Un altro schiaffo era stato un altro “no” saudita alle richieste di Joe Biden, andato in pellegrinaggio a Riyadh (Canossa?) a mendicare un aumento della produzione  petrolifera per mitigare l’aumento di prezzi che rischia di diventare un fattore negativo determinante nelle prossime elezioni di novembre. Ma anche l’India, nonostante le recenti accoglienze trionfali riservate da Washington al suo ministro della difesa, continua imperturbata ad acquistare sempre più petrolio russo. 

      Se le classi politiche della maggior parte dei Paesi della UE, ad esclusione dell’Ungheria, della Serbia e recentemente anche dei Paesi baltici, che sembrano averci ripensato sull’ingresso nella NATO, continuano a rimanere rovinosamente intrappolate nel miraggio “dell’alleanza” e nel suo disastroso parto ucraino, una reazione sta tuttavia emergendo a livello popolare. Per la prima volta, dalla Germania alla Francia, all’Italia e alla Repubblica Ceca, imponenti manifestazioni popolari fanno risuonare lo slogan °”No alla NATO”. Non è molto, il rifiuto è ancora viscerale e istintivo, ma intanto suggerisce la diffusione una sorta di presa di coscienza che fino a questo momento era assai limitata ed attribuita ai soliti ignoti. 

      La colossale esercitazione militare (in sostanza, americana) nel Mediterraneo e nell’Europa occidentale come supposto segnale all’orso russo non solo è pateticamente anacronistica ma anche pericolosa e assurda. Anacronistica perché la seconda guerra mondiale è finita da un pezzo. Pericolosa perché le esercitazioni sono di tipo nucleare a non molta distanza da una potenza nucleare sempre più sospinta al muro e sempre più circondata da una moltitudine di eserciti e apparati di difesa. Assurda, perché “le piazze” stanno iniziando a parlare. E qui, a proposito di piazze, c’è da chiedersi se il presidente francese stia interpretando saggiamente quelle parigine, che dicono basta alla Nato mentre lui sta inviando nuove armi all’Ucraina. Le folle di varie nazioni europee che questi giorni stanno manifestando contro la NATO e le politiche della UE sembra stiano finalmente comprendendo l’enormità del perverso circolo vizioso di cui sono rimaste vittime.  Esso è contenuto nella seguente rovinosa spirale: allargamento Nato>incoraggiamento demenziale al nuovo regime ucraino Ucraino>intervento russo>demenziali sanzioni-boomerang dettate dagli Stati Uniti>demenziali invii di armi>prolungamento conflitto>congelamento forniture di gas russo a buon prezzo>forniture di gas americano a prezzi triplicati>stretta energetica>inflazione>recessione. Il percorso non fa una grinza, ma i suoi effetti sono disastrosi e tutti i responsabili fanno finta di essere innocenti.

      Che quindi, nonostante i disastri palesi provocati dall’esistenza stessa, aggressività e protervia della NATO e dei suoi accoliti di mezza tacca, ancora oggi si stiano conducendo esercitazioni delle portata sopra menzionata e per giunta nucleari, ciò conferma che l’unico modo per l’Europa di sopravvivere sanamente non può essere se non quello di licenziare in tronco - ipotesi forse troppo ottimistica e fantasiosa ma legittima - la maggioranza dei suoi esponenti politici e cambiare pelle e amicizie. Quelle attuali non stanno giovando alla sua salute. La stanno corrodendo.

      Riusciranno le manifestazioni popolari ad imporre un simile cambiamento di indirizzo?

Antonello Catani, 19 ottobre 2022

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L'Europa dei masochismi

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    Da più parti si sta oggi commentando l’attuale crisi europea dal punto di vista dell’economia. Vi sono certo buone ragioni per adottare questo filtro: l’inflazione galoppa, forse non a ritmi disastrosi come in Turchia, ma comunque ha raggiunto il 10%. Il regime dei prezzi è in inarrestabile salita e le risorse energetiche, per una significativa percentuale rappresentate dal gas russo a buon mercato, si sono rarefatte dopo l’inizio della guerra in Ucraina, cosa che a sua volta ha frenato la produttività industriale. Il recente misterioso e più che sospetto sabotaggio al gasdotto russo sottomarino (Nordstream) ha ulteriormente ridotto la quantità di gas che affluisce in Europa tramite i vari gasdotti che originano dalla Russia.  Risultato: molti Paesi europei, saranno sempre più costretti  a sostituire il gas russo con quello americano, di gran lunga più caro. A soffrirne non saranno solo le famiglie ma anche le industrie, in particolare nei Paesi più industrializzati come la Germania. Insomma, una crisi generale,  (ma in parole spicciole un disastro, destinato a peggiorare nel corso dei prossimi mesi e del 2023.

        Se il filtro economico non fa una grinza, i più sembra abbiano dimenticato come e perché si sia arrivati a questo punto. In realtà, i motivi non hanno nulla a che vedere con la banale economia. Essi riguardano l’ossessiva, patologica e annosa ostilità di Washington nei confronti di Mosca e quindi lo scervellato e deliberato ampliamento della Nato dagli anni ’90 in poi (anziché il suo scioglimento), il sostegno (o fattiva partecipazione) di Washington al colpo di Stato in Ucraina nel 2014, le sanzioni alla Russia e adesso  l’oceano di armi fornite da Stati Uniti ed Europa a un Paese che fino a non molti anni fa era citato per la corruzione dilagante e per le sue frange dalle nostalgie naziste. Senza tali massicce forniture di armamenti, la guerra sarebbe molto probabilmente finita già da mesi, ma evidentemente questo non rientrava nella strategia americana. I distacchi previ referendum dei territori orientali, Crimea inclusa, sarebbero diventati un accettato e legittimo dato di fatto, così come è avvenuto, senza tanto chiasso e clamori, con i distacchi del Montenegro, del Kosovo e della Slovacchia. Nel loro caso, nessuno si è lamentato. Invece, nel caso della Russia, l’irresponsabilità o malafede continuano ad alimentare il conflitto e, per aiutare una nazione dagli obiettivi, trascorsi e comportamenti tutt'altro che limpidi e convincenti, ovvero l’Ucraina,  e quindi sostenere la supposta guerra fra Russia e quest’ultima (in realtà, una guerra degli Stati Uniti contro la Russia), centinaia milioni di Europei sono caduti vittima di una spudorata frode e ora subiscono gli effetti di una crisi economica sempre più grave. Uno scenario surreale.

      Le recenti esplosioni al Nordstream suggeriscono con prepotenza che il ruolo destabilizzante di Washington nello scacchiere europeo si è fatto ancora più protervo e ormai alla luce del sole. Esse hanno messo fuori uso due delle linee del gasdotto, mentre sembra che la linea B del Nordstream 2 non sia danneggiata e stia per entrare in funzione. Anche in mancanza di dati concreti, le prove indiziarie a carico degli Stati Uniti sono comunque assordanti e tali da lasciare pochi dubbi. Dalle vecchie pressioni americane su Berlino ad interrompere il progetto del Nordstream alle dichiarazione di Biden nelllo scorso febbraio (“in un modo o nell’altro porremmo fine al Nordstream”), ai curiosi avvertimenti a Berlino della CIA che potevano esserci degli attentati al gasdotto, agli elicotteri americani che sorvolavano la zona del Baltico prima delle perdite, alla recente affermazione di Blinken secondo cui il danno costituisce “una tremenda opportunità” per indebolire “l’imperialismo russo (sic!), fino alle felicitazioni dell’ex- ministro degli esteri polacco R. Sikorski (“Grazie USA!”), insomma tutto converge in un’unica direzione. Del resto, come hanno sostenuto autorevoli ex- ufficiali americani a riposo come Douglas Macgregor  o R. Black, “solo gli Stati uniti avevano gli strumenti, l’opportunità e i motivi” per cercare di rendere inattivo il Nordstream, direttamente o tramite servizievoli agenti. Quanti sostengono che il sabotaggio sia avvenuto ad opera della Russia soffrono evidentemente di cretinismo congenito o di pura e semplice ipocrisia. Perchè mai infatti a Russia avrebbe deciso di distruggere una sua proprietà, prezioso strumento di pressione sull’Europa e fonte di giganteschi profitti economici? Se proprio voleva solo interrompere a scopi tattici il flusso del gas, bastava solo chiuderei dei rubinetti, senza bisogno di provocare esplosioni. 

        Insomma, tutto suggerisce che si tratta dell’ultima e poco discutibile conferma del ruolo nefasto detenuto da Washington e dal neanche tanto occulto establishment industriale-militare nelle attuali faccende europee. 

        Mentre la deliberata e ostinata ingerenza americana in Europa e la guerra per interposta persona nei confronti della Russia hanno una loro logica sia pure perversa e irrazionale, quello che sconcerta e riesce difficile capire è tuttavia il comportamento europeo, la passività di un intero Continente, la docilità con cui anche nazioni come la Germania o la Francia accettano il ruolo di marionette e non si oppongono all’equivoco. Il grande e tragico equivoco degli ultimi decenni è infatti la progressiva sovrapposizione ed equazione di Comunità Europea e Nato. Tutto ciò che sta accadendo da decenni a questa parte, l’immutata e capillare presenza di basi e militari americani in Europa, le scervellate sanzioni-boomerang dell’Europa verso la Russia, questo surreale masochismo europeo derivano tutti dalla suddetta cancerogena sovrapposizione e confusione. Mettere in forse l’utilità della Nato e criticarne l’indebita presenza viene infatti presentato come una bestemmia e un attentato alla stessa UE! Per quanto TV, mass media, cellulari ed altri feticci di largo consumo possano contribuire ad annebbiare le coscienze e l’intelligenza, rimane inspiegabile la cecità di centinaia di milioni di persone che giornalmente bevono fandonie inverosimili circa la supposta democrazia dello Zio Sam, la cattiveria del “tiranno” Putin e la difesa dell’Europa dall’Imperialismo russo che mirerebbe ad ingoiare le nazioni europee. Che stupidaggini simili appaiano anche negli articoli di quotidiani autorevoli come The Guardian o The Observer, per non parlare dei melensi e cortigiani Corriere della sera o La Stampa, ciò la dice lunga sul livello di distorsione e disinformazione di cui sono vittime masse già mentalmente impigrite e che preferiscono dedicare le loro energie mentali a come sbarcare il lunario. 

      Alcuni dei propinatori delle fandonie e i cultori della suddetta confusione-sovrapposizione di stanza a Bruxelles e in altre nazioni sono negli ultimi tempi delle donne che non fanno onore al ruolo altrimenti prezioso della categoria nella società. Gli acidi ed irresponsabili continui proclami di sanzioni di Ursula von der Leyen hanno avuto risultanti devastanti per i comuni Europei. Allo stesso modo, infelici decisioni della finlandese Sanna Marin o della ex-Primo ministro svedese Magdalena Andersson per un ingresso nella Nato sono forse meno deliranti delle richieste dell’attore-Presidente Zelenski (in perenne maglietta militare) per un immediato ingresso – proprio adesso! - nell’organizzazione, ma rimangono pateticamente assurde e pericolose. A tale poco lusinghiera performance femminile si potrebbe aggiungere anche la voce di una sostenitrice del Brexit e di imperterriti sostegni all’Ucraina come l’attuale Primo Ministro britannico Liz Truss, che rischia di far apparire innocenti anche le pur caotiche, incoerenti ed istrioniche imprese di Boris Johnson. Riuscirà l’Italia, nella persona del suo probabile nuovo Primo Ministro italiano, Giorgia Meloni, a iniettare un po’ di buon senso e serietà in tanto dilettantismo e tanta poca onestà intellettuale? Riuscirà costei  a neutralizzare e scavalcare l'intolleranza bigotta e faziosa che pervade le alte sfere della politica e della supposta intelighenzia italiana e che di fatto propaga un "regime" dissimulato ma strisciante che affligge il Paese da decenni? Questa è la grande sfida per la signora Giorgia Meloni. Le reazioni del solito coro, fra l’altro multinazionale,  circa le sue presunte nostalgie fasciste o comunque supposte posizioni di estrema destra confermano solo il livello di distorsione e la disonestà prima accennati. In realtà, si tratta di un coro che vive di slogans vecchi e cervellotici, come quello degli “alleati” – che si suppone siano gli Europei -  o della nozione che opporsi a una selvaggia e indiscriminata immigrazione o o alla crescita di moschee come funghi con tanto di Imam predicatori di fondamentalismi o prendere le distanze da petulanti e invadenti gay pride equivalga ad essere inumani e reazionari. Qualcuno dovrebbe ormai capire che non ha senso parlare di "destra" e di "sinistra" ma piuttosto di intelligenti e di stupidi, di onesti e di furfanti, di miopi e di coloro che vedono lontano, di dilettanti e di professionisti.

       Gli esponenti politici di casa a Bruxelles non hanno neanche la giustificazione dell’età avanzata e dell’evidente declino mentale che gli stessi osservatori Americani da molti mesi riscontrano nei comportamenti e nei sempre più bellicosi tentativi del Presidente americano di ignorare il proprio vertiginoso calo di popolarità. A tanto masochismo, insipienza, passività e cecità non ci sono giustificazioni ed esse rimangono un mistero, sia pur tragico. Neanche la specie di ipnotismo con cui Bruxelles dà man forte alle paranoie e continue richieste  di armi e nuove sanzioni fatte dal Presidente in maglietta Zelensky giustifica e spiega tale masochismo. Il fatto che recentemente quest'ultimo ha addirittura affermato che la Nato dovrebbe preventivamente colpire la Russia con armi nucleari - affermazioni poi prudentemente ritrattata da membri del suo ufficio - conferma solo quanto l'uomo sia pericoloso ma stranamente ascoltato dagli ovili ufficiali.

       Così, l’unica speranza per l’Europa rimane quella che cresca il dissenso per gli attuali indirizzi della UE, per le sue scervellate sanzioni, per le sue rigidità e per le sue discriminazioni ideologiche. L’Ungheria, la Slovacchia, il malumore tedesco ma anche polacco suggeriscono come tale dissenso cresca. E qui converrà smentire che tale dissenso corrisponda a un’automatica messa in forse dell’istituzione in quanto tale. Caso mai, esso corrisponde a un rifiuto delle sue imposizioni da tavolino, dei modi con cui certi individui ne interpretano ed attuano i ruoli. Né vi è da attendersi molto dal fungo creativo costituito dalla neo Comunità Politica Europea, dalle intenzioni e scopi confusi e vaghi. Quello che occorre non è la creazione di una nuova e vada comunità politica europea  né la dissoluzione della UE ma piuttosto una UE più saggia, meno ideologica, più flessibile.

       Il problema di fondo rimane solo uno: la revisione dell’istituzione, liberata dai suoi schemi e rigidità ideologiche, più flessibile ed attenta alle differenze e particolarità etniche e soprattutto capace di por fine a una vergognosa e inutile servitù militare e politica  - quella nei confronti degli Stati Uniti - che sta solo infliggendo disastri alle nazioni europee. 

Antonello Catani, 7 ottobre 2022

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