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Curiosità

Social vietati ai minori. Ma online volano le vendite degli account “adulti”

Raphaël Zanotti ha pubblicato su La Stampa un artico nel quale affronta il tema delle presenza dei minori nei social che molti governi vogliono impedire. Un escamotage è stato escogitato. È in atto una compravendita dei profili di persone cosiddette anziane. In alcuni siti il venditore lo pubblicizza come una rarità perché composto di appena quattro lettere: un’occasione per chi cerca un’identità digitale con una storia alle spalle. Un passato pronto per l’uso, basta pagare e si continua a chattare: tutto legale. Non sappiamo chi compri questi profili. Né quanti minorenni ci siano tra loro.

Scrive Zanotti: “Il Parlamento greco ha approvato la legge lo scorso 23 ottobre. Prima c’era stata l’Australia, dove dal dicembre scorso il limite è fissato a 16 anni. La Turchia applicherà restrizioni agli under 15 dal 1° novembre. La Danimarca prepara una legge analoga. E se in Francia il Consiglio costituzionale ha bocciato il divieto approvato dal Parlamento, Bruxelles ha presentato l’Eu Kids Act: una proposta che impedirebbe l’apertura autonoma di account ai minori di 15 anni”.

E prosegue: ”Il monitoraggio ha subito mostrato la vivacità del mercato. Alcuni profili seguiti ad agosto risultavano già “sold” o “locked” a settembre. Non prova che le transazioni siano avvenute ai prezzi offerti, ma che l’interesse è altissimo. Quanto alto lo abbiamo chiesto a Sebuda, uno dei marketplace specializzati nella vendita di profili social, che ha accettato di condividere con La Stampa i suoi numeri. La piattaforma, negli ultimi 12 mesi, ha avuto un boom di vendite: +100% degli account Instagram, +140% di quelli di TikTok. Sono numeri riferiti solo a Sebuda, non una stima dell’intero mercato. Ma sono molto indicative. Il 98% dei profili venduti da Sebuda ha meno di 4 anni. Dato che sembrerebbe escludere compravendite per aggirare le restrizioni per i minori. Ma la stessa piattaforma dichiara di avere sistemi per bloccare gli acquirenti minorenni e stima che il 90% delle vendite non avvenga su piattaforme ufficiali bensì su canali Telegram, Whatsapp e Facebook. Una rete informale non tracciabile dove le regole cambiano da un venditore all’altro. Nella nostra indagine siamo entrati in qualcuna di queste chat, incontrando profili che spiegavano come aggirare le nuove norme. Ma ci siamo anche imbattuti in venditori di marketplace ufficiali che, una volta citate le restrizioni australiane, hanno iniziato a offrirci account “adulti” senza verificare la nostra età. Lo racconteremo negli altri articoli di questa pagina”.

Il paradosso delle nuove norme: mentre diversi Paesi stanno introducendo divieti e restrizioni sull’uso dei social per i minori (es. Grecia under 14, Australia under 16, Turchia under 15, oltre a iniziative in USA ed Europa), il mercato online offre già una scappatoia immediata: la compravendita di account già esistenti e “anziani”.

L’anzianità come valore commerciale: l’età di creazione di un profilo social (“aged” o “old”) è diventata un fattore chiave che ne aumenta il prezzo, rendendo questi account un bene ideale per aggirare i controlli anagrafici.

Il monitoraggio del mercato: un’indagine de La Stampa su 100 annunci (tra Instagram, TikTok e Facebook) ha rilevato un prezzo medio di 350 dollari. Nel 33% dei casi (che sale al 60% per TikTok e Instagram) l’anzianità veniva usata come leva pubblicitaria principale.

Crescita del settore: piattaforme specializzate come Sebuda hanno registrato nell’ultimo anno un raddoppio delle vendite di profili Instagram (+100%) e TikTok (+140%).

Reti informali e scarso controllo: sebbene non vi siano dati certi su quanti minori stiano effettivamente acquistando tali profili, la gran parte degli scambi (circa il 90%) avviene fuori dai marketplace ufficiali, tramite canali informali e non tracciabili come Telegram e WhatsApp, dove le verifiche sull’età degli acquirenti sono pressoché assenti.

2 novembre 2026